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Lezioni di tango a San Matteo degli Armeni, oltre gli stereotipi: "Sensualità e dramma esistenziale"

A San Matteo si parla di tango. Se ne delinea la storia e se ne offre un saggio di rara bravura. Apre “le danze” una dotta relazione di Giancarlo Pastonchi, storico e docente di tango. Presenta il complesso mondo del tango: altro che un ballo. Una filosofia, un modo di stare al mondo, una storia di dolore e di emigrazione, di sradicamento e di ascendenze, “pensiero triste che si balla”, l’alter ego della milonga, meno drammatica e nostalgica, ma giocosa e perciò preferita da Borges.

Dice Pastonchi: “Superare gli stereotipi del bordello, della rosa in bocca, della brillantina e del casquet! Il tango è ben altro e va rimossa questa percezione portata a identificarlo in una semplice coreografia dell’atto erotico. C’è sensualità, ma tinta di dramma esistenziale”.

Una lezione coi fiocchi, corroborata da frammenti di filmati che illustrano condizioni sociali e caratteristiche antropologiche, mostrano i maestri della voce come Gardel e del bandoleòn”. Il tango è un universo tinto di mistero, se si pensa che perfino l’etimologia del nome oscilla tra il verbo latino “tango” (toccare) e tante sono le figure tra le definite e le creative. Al termine della conversazione un interessante dimostrazione dello stesso Pastonchi con Emanuela Filippelli funge da degno coronamento di un incontro atteso e partecipato.

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