A Perugia l'incontro con Stefano Benni, che svela i segreti della sua scrittura

Parla Stefano Benni, scriptor optimus, nell’Aula dottoriana di palazzo Gallenga

Stefano Benni dialoga col docente Enrico Terrinoni e con la traduttrice Marguerite Pozzoli.

La traduzione secondo me, come farla e come non farla. Parla Stefano Benni, scriptor optimus, nell’Aula dottoriana di palazzo Gallenga. Lo introduce il docente Enrico Terrinoni e dialoga con l’autore la traduttrice Marguerite Pozzoli. Il problema del tradurre (dal latino “trans ducere” = traghettare) è fondamentale per la letteratura. Ma si tratta di un’operazione specialistica e insidiosissima, tanto che – come diceva Eco – “tradurre è dire ‘quasi’ la stessa cosa”.

Sentenzia Stefano Benni: “Occorre intercettare e sforzarsi di rendere l’anima dell’originale”. E fa esempi – tratti dalla sua esperienza personale – di arricchimento proveniente dalla lettura d’autore sentita da Evgenij Evtushenko, il grande poeta russo (che leggeva splendidamente), o da Eliot (che leggeva male le sue cose).

L’incontro con Benni è stato interessante, anche perché ha rivelato segreti della sua scrittura, tanto originale da dover essere “tradotta in italiano”. Figurarsi in altre lingue antropologicamente distanti. La prima sottolineatura è che il lettore deve sentire la “vocazione” a leggere nella lingua originale, come Benni confessa di aver fatto per l’inglese di Edgar Allan Poe.

Per dirla in breve, la traduzione non è l’incontro di due grammatiche o di due sintassi, ma la sentita collaborazione fra due “artisti” (autore e traduttore). Che – grazie a internet – diversamente da ieri, oggi possono sentirsi, convenire o dissentire, consultarsi centinaia di volte per ottenere esiti interessanti.

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“Guai ad affidare a un traduttore libri che non gli piacciono. Mi è capitato un traduttore che, quando non capiva, saltava, sfigurando il testo”. Poi racconta della fortuna di aver incontrato autori come Queneau attraverso le traduzioni egregie di Fortini o di Calvino. Questo e molto altro è emerso dall’incontro sul tradurre, secondo della serie sul tema. E Perugia ha risposto con una presenza cospicua e attenta.

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