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INVIATO CITTADINO Stabat Mater di Paisiello, in nome e memoria di don Francesco Spingola

Una preghiera in musica. Musica e canto – dice il santo d’Ippona - che equivalgono a “pregare due volte”

Auditorium Marianum. Stabat Mater (da Pergolesi) di Paisiello in nome e memoria di don Francesco Spingola. Il musicista e musicologo che, a far capo dagli anni Ottanta del Novecento, creò e diresse con autorità pari ad affetto la Scuola diocesana di musica Sacra Girolamo Frescobaldi. Oggi passata sotto la solida direzione di Guido Arbonelli. Che ha compiuto una valida azione di rinnovamento nel solco della tradizione. Ampliando il raggio d’azione, gli insegnamenti, migliorando e modernizzando lo stesso aspetto della prestigiosa scuola di musica della Vetusta. Aule e salotti impreziositi da opere d’arte contemporanea, generosamente donate da pittori sensibili al richiamo della cultura musicale coniugata con le arti visive.

L’Istituto musicale Frescobaldi si veste d’arte. Conferite otto opere da pittori illustri della peruginità

L’opera – la cui esecuzione avevamo anticipato con un’intervista  – per soprano, contralto, archi e basso continuo, fu scritta da Pergolesi a seguito di una richiesta della Confraternita napoletana dei Cavalieri della Vergine dei Dolori di San Luigi al Palazzo. Crocefissione e morte di Cristo con meditazione sulle sofferenze di Maria. La tradizione fa risalire il testo al nostro Jacopone, noto per le Laudi, un genere in cui eccelse. 

INVIATO CITTADINO La prima esecuzione umbra dello Stabat Mater di Paisiello

Abbiamo apprezzato le voci di Maria Grazia Pittavini (soprano), Alessandra Ongarello (contralto), Francesco Isidoro Gioia (tenore), Francesco Palmieri (basso).

Gli strumentisti: due flauti (Denise Tamburi e Elena Giuliani), due oboe (Antonio Verdone e Marco Rocchini), due clarinetti (Giovanni Tanzarella e Giammarco Santoni), un clarinetto basso (Letizia Rossi), un corno (Catia Bertolini), tre primi violini (Margherita Tamburi, Lucia Centomini, Chiara Antognelli) tre secondi violini (Beatrice Salemmi, Francesco Lo Vaglio, Roberta Vaino), due viole (Filippo Sodi, Gioia Bartoccini), due violoncelli (Filippo Massetti, Stefano Coco), un contrabbasso (Lucio Esposito).

Tradizione vuole che l’opera sia stata completata a poche ore dalla morte dell’autore nel Convento dei Cappuccini di Pozzuoli.

Paisiello ne propose una nuova versione, eseguita nel duomo di Napoli. La stessa sentita e apprezzata da un vasto pubblico nell’Auditorium Marianum.

Paisiello, nel rispetto della partitura, rafforzò con strumenti a fiato e due voci maschili. Risultati artistici dal sicuro effetto di natura operistica, con sonorità esaltate dalla convivenza fra fiati e archi.

Una preghiera in musica. Musica e canto – dice il santo d’Ippona - che equivalgono a “pregare due volte”.

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