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"L'ora di ricevimento": Solomeo faro del teatro nazionale con la nuova produzione dello Stabile

“Solomeo: un piccolo centro di irradiazione culturale, faro che illumina la scena teatrale italiana ed europea”. Lo dice Michele Placido, presentando lo spettacolo “L’ora di ricevimento” che debutterà, giovedì 29 settembre, al teatro Cucinelli

“Solomeo: un piccolo centro di irradiazione culturale, faro che illumina la scena teatrale italiana ed europea”. Lo dice Michele Placido, presentando lo spettacolo “L’ora di ricevimento” che debutterà, giovedì 29 settembre, al teatro Cucinelli. “Un testo radicato nel presente e con lo sguardo rivolto al futuro – aggiunge Placido, qui in veste di regista – e sarà presentato in ambiente europeo, dalla Francia al Regno Unito”.ì Fabrizio Bentivoglio, che vi interpreta il ruolo di un maturo professore, propone il lavoro (scritto da Stefano Massini) come una metafora dell’impreparazione dell’occidente europeo a misurarsi con culture diverse, in nome dell’accoglienza che è arricchimento per tutti. “Una commedia drammatica che tratta un tema serissimo con impegno, non disgiunto dalla leggerezza”, la definisce il direttore Franco Ruggieri. Al quale Brunello Cucinelli attribuisce generosamente la paternità dell’intuizione dell’autore e della chiamata di regista e interpreti.

Perché su temi come questo del confronto e dell’integrazione tra culture non si possono commettere passi falsi e cadere nell’approssimazione: perfino la scelta dei pasti da offrire nella scuola ai bambini può offrire il fianco a insidie antropologiche e difficoltà relazionali. “Il sottotitolo “Banlieu” identifica come luogo dell’azione la Francia, ma potrebbe trattarsi di qualunque città italiana o europea”, dice Ruggieri.

Insieme ai blasonati personaggi nazionali, va in scena quella compagnia di giovani, voluta congiuntamente da Ruggieri e da Cucinelli, in grado di costituire una fondata speranza per le sorti del nostro teatro. I giovani sul palcoscenico rispondono ai nomi di Francesco Bolo Rossini, Giordano Agrusta, Arianna Ancarani, Carolina Balucani, Rabii Brahim, Vittoria Corallo, Andrea Iarlori, Balkissa Maiga, Giulia Zeetti, Marouane Zotti. Un campionario di talenti e umanità che si presta più che mai al contesto drammaturgico, proprio per dipanare la complessa matassa del multiculturalismo.

Il che – nella Perugia di Aldo Capitini (padre dell’“apertura”) e di monsignor Bromuri (antesignano del dialogo interreligioso) – non dovrebbe faticare a far breccia nel cuore e nella mente degli spettatori.

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