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LETTI PER VOI La storia di un’antica istituzione benefica perugina (il Sodalizio di San Martino) squadernata in 160 splendide pagine

Il volume (“Il Sodalizio di San Martino a Perugia. Dal 1574 impegno solidale per i più deboli”) di Vincenzo Mennella è presentato dal presidente del Sodalizio, l’ex magistrato Alfredo Arioti Branciforti

La storia di un’antica istituzione benefica perugina, squadernata in 160 pagine. Un libro-oggetto bello da vedersi e da toccarsi: carta patinata, immagini a colori ad alta definizione, capitelli in cotone, cucitura a filo di refe, coperta cartonata rigida, unghiatura… tutte cose da far girare la testa a un bibliomane accanito come l’Inviato Cittadino.

Il volume (“Il Sodalizio di San Martino a Perugia. Dal 1574 impegno solidale per i più deboli”) di Vincenzo Mennella è presentato dal presidente del Sodalizio, l’ex magistrato Alfredo Arioti Branciforti. Il racconto parte dalla fondazione, quando l’Ente si chiamava “Venerabile Compagnia di San Martino” e sovveniva ai bisogni di “poveri e vergognosi”, ossia i poveri “nativi” e quanti decadevano e si vergognavano della nuova posizione sociale.

Intanto, ricordiamo che al Sodalizio, in occasione del XX Giugno 1992, è stata conferita l’iscrizione all’Albo d’Oro della città. Dunque, riflettori puntati sulla fondazione, con la foto del libro I della Istituzione e Origine, rinvenuto nel 1827 dal Mazzatinti. Si passa poi alle Costituzioni e Statuti, alle Sedi e necessità di servizio. Il capitolo IV tratta delle finalità e attività di servizio e si sofferma sull’importante Istituto per l’infanzia abbandonata. Con foto bellissime (e strazianti) dei bambini abbandonati, accolti presso il Monastero di San Benedetto, oggi sede Adisu, in Porta Sant’Angelo: dormitorio, laboratorio, ambulatorio. Volti rasserenati dalla cura affettuosa con cui suore e soprintendenti seguivano queste creature povere e neglette.

Poi un capitolo sulla generosità dei perugini, su lasciti e contributi, con opportuni e interessanti riferimenti alle vicende di storia politica e civile della città (i Francesi, il XX Giugno…). Quindi i modelli organizzativi, la democrazia e l’autonomia dell’Ente, per proseguire coi processi di cambiamento della società e la modernizzazione dell’Istituto. Poi l’assistenza agli anziani e le strutture connesse: teatro, ristorante (che personalmente frequento con assiduità, con piacere e per senso del dovere civico), la Farmacia, le residenze, S. Ercolano, la copia (artefatta) della Pala dei Decemviri del Perugino. Insomma, un focus di cui si sentiva la necessità per motivi storici e di appartenenza alla Vetusta. Rendendoci conto che il Sodalizio è una “decorazione” da portarsi al petto come una medaglia.

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