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Si chiude il ciclo di eventi “Canapina mon amour”, voluto e organizzato dall’Associazione Radici di pietra

Si celebra una doppia annualità: il 67.mo compleanno del presidente e fondatore, Michele Bilancia, e la ricorrenza del decimo anniversario dalla scomparsa dello scultore e commediografo perugino Artemio Giovagnoni

Nella suggestiva cornice dell’area sottostante la chiesa di San Benedetto, si chiude il ciclo di eventi “Canapina mon amour”, voluto e organizzato dall’Associazione Radici di pietra. Si celebra una doppia annualità: il 67.mo compleanno del presidente e fondatore, Michele Bilancia, e la ricorrenza del decimo anniversario dalla scomparsa dello scultore e commediografo perugino Artemio Giovagnoni.

L’evento, preceduto dal saluto di Bilancia, è presentato dall’editore Jean Luc Bertoni. Quale miglior modo di celebrare uno scrittore che la scelta di onorarne la pagina? È quello che hanno deciso di fare gli organizzatori, realizzando il miglior evento commemorativo dell’autore di “Quel ragazzo del ’99”. Con evidente soddisfazione dei figli Elisabetta e Claudio, di nipoti e pronipoti, accorsi con partecipata emozione a questo appassionante ricordo.

La parte di spettacolo è stata affidata al Gruppo teatrale “Città di Perugia-Artemio Giovagnoni” che ha egregiamente corrisposto alle attese di un pubblico numeroso e partecipe. La prima parte ha proposto gli attori Fausta Bennati, Leandro Corbucci e Gianfranco Zampetti, storici componenti della compagine del drammaturgo, fin dai tempi della mitica Turrenetta. Letture argute, drammatizzazioni in versi e scenette tratte dal volume “Il segno della pace”. La seconda parte è consistita in un atto unico (“Una moglie esemplare”), in cui sono intervenuti a dare man forte Giuliana Mattioli e Monica Arlotta, giovane di recente acquisizione al gruppo, ma dotatissima nell’impersonare la moglie beccuta e molesta, domata a colpi di (finta) pistola dal marito.

Una serata da ricordare come la più bella mai realizzata in memoria di un artista. Non una commemorazione mesta e piagnona, ma una rievocazione brillante e gioiosa. Come Artemio, consumato uomo di teatro, avrebbe di certo voluto.

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