rotate-mobile
Eventi

INVIATO CITTADINO Sharper Night trasforma palazzo Gallenga nella galleria della musica tradizionale italiana

“Narrare il folk. L’oralità contemporanea tra riti, scritture e sonorità tradizionali”. I reportage etnografici di Antonello Lamanna nelle sue ricerche etnomusicali in giro per l’Italia

Sharper Night trasforma palazzo Gallenga nella galleria della musica tradizionale italiana. Con pizzica, taranta, tammurriate e… tanto altro. “Narrare il folk. L’oralità contemporanea tra riti, scritture e sonorità tradizionali”. I reportage etnografici di Antonello Lamanna nelle sue ricerche etnomusicali in giro per l’Italia. Una mostra che incrocia documentazione iconica e sonora, sotto il segno di un eccezionale reportage etnografico.

La mostra è molto interessante e suggestiva. Da dove nasce?

“L’idea – dice lo studioso – nasce nell’ambito del progetto scientifico ‘Voxteca’ del Dipartimento di Scienze Sociali e Umane dell’Università per Stranieri di Perugia, da me ideato e diretto, con la collaborazione scientifica di Giovanna Zaganelli”.

“Si tratta – aggiunge – di una versione ridotta di una mostra più ampia che è stata specificamente riconfigurata per la “Notte Europea dei Ricercatori”.

A quali aree e àmbiti si riferiscono le immagini?

“Le foto si riferiscono a indagini linguistiche e musicali svolte in Sicilia, Calabria, Puglia, Campania e Umbria. Ricerche che negli anni hanno portato a incontri accademici tra antropologi, linguisti, etnomusicologi, critici musicali, e documentaristi provenienti da tutta Italia e alle successive pubblicazioni in importanti collane editoriali”.

Sud, taranta, pizzica e tanto altro, vero?

“Si tratta di un corpus fotografico legato alle numerose campagne di documentazione etnolinguistica effettuate nell’ambito del progetto “Voxteca” sul tarantismo salentino contemporaneo e la pizzica, sui danzatori di coltelli di Torrepaduli, sui balli e i canti sul tamburo dei pellegrinaggi campani, sulle tammurriate, le tarantelle, le maschere sarde, i balli e le feste popolari umbre”.

Il progetto si dipana da qualche anno, vero Antonello?

“Le foto esposte sono solo una piccola parte del “corpus” di Voxteca, un progetto di ricerca dell’Università per Stranieri di Perugia, con cui da diversi anni sto costruendo una sorta di mappa orale italiana, proponendone la più ampia diffusione”.

L’impianto centrale della mostra è dedicato al Sud, ci vuoi spiegare questa scelta?

“Ho voluto dedicare questa mostra alla memoria dello studioso Ernesto de Martino. Innovativo nella metodologia fu l’approccio multidisciplinare, che lo portò a costituire un’équipe di ricerca etnografica. La terra del rimorso è la sintesi delle sue ricerche sul campo, appunto uno studio dedicato al Sud. Ma un ricordo speciale va anche a Ivan Della Mea, cantautore, intellettuale e presidente dell’“Istituto E. de Martino” di Firenze, personaggio scomparso diversi anni. Insieme a Bosio, Della Mea fu uno dei fondatori del Nuovo Canzoniere Italiano, con cui ha avuto un’intensa attività di spettacoli, dischi, ma anche di ricerca”.

C’è un particolare che vuoi raccontare di Ivan della Mea?

“Ricordo quando frequentavo Villa Scardassieri, a Firenze, la sede dell’Istituto. In occasione di incontri, di seminari, e di concerti, Ivan si trasformava in una macchina di racconti e aneddoti straordinari. Come quelli legati alla scrittura, insieme a Franco Solinas, del soggetto del film Spaghetti-western ‘Tepepa’ con protagonista Tomas Milian e la partecipazione di Orson Welles, o i ricordi minuziosi del suo incontro con lo scrittore Ernest Hemingway”.

Queste e molte altre le frecce che Antonello Lamanna tiene al suo arco di inesausto ricercatore, linguista, antropologo. Cui porgiamo i più amichevoli e cordiali auguri di buon lavoro.

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

INVIATO CITTADINO Sharper Night trasforma palazzo Gallenga nella galleria della musica tradizionale italiana

PerugiaToday è in caricamento