SEGNA(LA)LIBRO di Antonio Carlo Ponti | Storie e parole di poeti che dall'Umbria parlano al mondo

* GIAMPAOLO BELLUCCI, Anime rock. Ventisette, prefazione di Plinio Perilli, postazione di Roberto Segatori, Ensemble, 2020, pp.110, € 12.

Una vita in versi: Giampaolo Bellucci. Vive con la poesia, vive per la poesia, vive di poesia. Questo è in essenza il nostro poeta, posso dire ormai il mio poeta. Un sodalizio collaudato e cementato da affetto; Giampaolo si rivolge a me con un “dottor Ponti” così privo di piaggeria da suonare alle mie orecchie come un mantra melodioso. Giampaolo lo seguo da molti anni, da quando segnalai l’uscita del suo primo libro, inviatomi per posta, con una breve scheda e con una semideserta presentazione al Corciano Festival. L’anno non lo ricordo e non lo voglio ricordare. È stato, basti. Il mio battesimo, dice Giampaolo, è il padre delle successive plaquette, inframmezzate da racconti che ne fanno uno storyteller di tutto rilievo, in un mare di sincerità e di onestà che si fanno perdonare finanche i difetti o gli errori, cui suppliscono una forte umanità per chi soffre ed è fragile vaso di coccio tra vasi di bronzo. Alla sua maniera il Nostro è un cantore, un rimatore moderno, un paroliere che però è sempre aderente alla qualità della parola, mai sfruttata biecamente a strappare una lacrima o un sorriso o un applauso. Connivente, connessa, consapevole e al tempo stesso primigenia, agli albori della nascita della parola. In principio era il Verbo. Felicità nel consumare metri di rime, ma non facilità o artificio, le parole scendono da sé da un nirvana, da un paradiso bellissimo e confuso per usare un verso di Sandro Penna, umbro sommo maestro della rima e dell’assonanza.

Il Nostro è con questo Anime rock. Ventisette. Volume I – edito con eleganza da Ensemble di Roma, prefazione, bella del poeta Plinio Perilli e frizzante postfazione di Roberto Segatori, sociologo (da me precettato) – all’ottava plaquette, che è la prima parte della trilogia dedicata al suo amore profondo per la canzone e la musica rock, un universo sonoro che ha generato almeno trenta sottosezioni e decine di eroici musicisti. Da un malloppo di 400 testi ispirati al rock chi scrive ne ha selezionati una quarantina, e il titolo della prima parte prende il nome dal testo di apertura, ventisette quanti l’età di alcuni campioni rockstar morti all’età di 27 anni. Un cupio dissolvi - insomma sesso droga e r&r (il giovane è caro agli dèi) come ribellione alle guerre stupide e criminali (vedi Vietnam) e al capitalismo cinico, alla routine ipocrita e al perbenismo… Giampaolo ne ha in qualche modo ereditato il messaggio se non la missione, e, commosso, ha scritto una sorta di sua effervescente antologia di Spoon River. Un nobile epitaffio. Sì. «Sempre la solita |Musica | Trita e ritrita | Colonna sonora | Di questa stupida vita».


** LUIGI M. REALE, Francesco Curto. Bibliografia ragionata 1968-2018, Bibliografia Umbra, pp. 114, ill., sip, 2019.

Il sodalizio tra un poeta-narratore, e un poeta-critico letterario. Un incontro così può dare buoni frutti, com’ è questa bibliografia che è molto di più: una biografia per immagini, una raccolta di recerti bibliografici, le copertine dei libri, foto di famiglia con i genitori abbracciati e orgogliosi del figlio, ritratti dell’autore, fra cui quello espressivo e bello di Serena Cavallini, insomma un archivio della memoria, un libro mastro, un taccuino di lavoro. Curto, 1949, è di Acri, in Calabria, ma “umbrizzato” dalla testa ai piedi; il curatore, 1972, che ha già nel 2019 raccolto tutte le poesie di Curto, è perugino doc con origini siculo-napoletane. Una sintonia la loro che si basa, a mio parere, soprattutto sulla generosità del più giovane, un letterato a tutto tondo che, avuto a maestro e amico il grande Franco Mancini, ha commentato e parafrasato una fondamentale edizione delle Laude iacoponiche, ma non disdegna l’attualità. Il libro – dov’è anche una fotografia dell’indimenticabile poeta Giuseppe Pino Marade – è una sorta di centone antologico da cui esce la descrizione-raffigurazione di un eccellente poeta moderno, non solo puramente lirico ma engagé, non immemore di un passato barricadiero con il nome di Ivan, e qui c’è la sua foto alla “Che” con baffoni e folta capigliatura. Non a caso scrive: «Io lancio parole / e non nascondo / la mano.»

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