Mercoledì, 27 Ottobre 2021
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Come ti volto Padre Dante in pellicola. Interessante conversazione dello storico del cinema Fabio Melelli

Come ti volto Padre Dante in pellicola. Interessante conversazione dello storico del cinema Fabio Melelli. Il luogo è la biblioteca comunale di San Matteo degli Armeni, tirata a lucido e dotata di apparati tecnologici efficienti: opera dell’instancabile Gabriele De Veris, braccio e mente della struttura. Il relatore è l’uomo-enciclopedia Melelli, reduce dal viaggio in Almeria (col complice Michele Patucca) alla ricerca delle location del western in salsa italo-spagnola [Fabio Melelli e Michele Patucca in Almeria per girare un documentario sui luoghi del Western all’italiana (perugiatoday.it)].

Prima di cominciare, Fabio invita i presenti alla proiezione del documentario “Dante e il cinema” in Sala dei Notari, domani alle 21:00. Il tema si sovrappone a quello trattato nella conferenza. Poi scorre la diegesi, ampia e documentatissima, che illustra le trasposizioni dell’opera dantesca (dell’Inferno in special modo), con riferimento al primo sceneggiatore della Commedia, ossia Gustave Doré che ha raccontato l’opera con immagini tali da incrociare il linguaggio cinematografico.

Melelli parte dal pre-cinema della lanterna magica (ricordando le mostre a quattro mani con Luciano Zeetti), parla di film muto, di sonorizzazioni dal vivo e del primo film del 1911 con l’attrice France Turner nel ruolo di Francesca da Rimini. Indagando perfino i trucchi, per l’epoca evoluti, di queste produzioni… primitive, ma non tanto. Arrivando a stupirsi per il fatto che il capolavoro delle trasposizioni sia proprio un film del 1911.
Poi una rivelazione: ossia che anche il muto era a colori, realizzati con una tecnica ad immersione in soluzioni che conferivano tinte di carattere ambientale, tematico ed espressivo.

Quindi una cavalcata di cui il cronista ha diligentemente preso nota e che portano anche a film di ispirazione dantesca. Passando per lo sceneggiato “Vita di Dante” di Vittorio Cottafavi (1965) con Goggi, Albertazzi, Montagnani e altri mostri sacri della scena teatrale. Rimpiangendo una
televisione a vocazione pedagogica, con finalità di carattere culturale. Gramsciana? Forse. Almeno nel senso in cui l’autore dei Quaderni sosteneva che fosse la Cultura a dover andare verso il Popolo.

Non mancano riferimenti felliniani (citazioni in Amarcord) e l’inevitabile vicenda del “Viaggio di G. Mastorna” (ci mise le mani anche Buzzati), ‘il film non realizzato più famoso della storia del cinema’, sognato, ipotizzato, ma abbandonato per questioni di jella. Inevitabile il riferimento a Gustavo Rol e alle sue funeree previsioni. Che, in qualche modo, si avverano a seguito dell’uscita della trasposizione grafica dello storyboard felliniano (con Villaggio protagonista), ad opera di Milo Manara. E poi avanti, con Pasolini, letterato e cineasta. Fino a Tarkowskij e tanto altro. Chi voglia saperne di più venga domani sera alla Notari.

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