menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

Rubrica Visti per Voi - “Larinda e Vanesio” di Johann Adolf Hasse al teatro Cucinelli

Uno spettacolo così si poteva vedere solo al Cucinelli. Anche perché il re del cachemire ci ha ormai abituato a spettacoli di altissimo livello e il cui costo elevato decide di sobbarcarsi, con un mecenatismo invero assai raro, offrendolo, per giunta, a ingresso libero.

Spettacolo superbo: è la communis opinio di quanti hanno assistito alla straordinaria performance “Larinda e Vanesio” (o “L’artigiano gentiluomo”), di Johann Adolf Hasse,  intermezzo comico in tre parti: splendido esempio di come sia possibile godere di una pièce settecentesca anche nell’abissalmente lontano terzo millennio.

Una compagine orchestrale, l’Accademia Hermans, di ben 11 elementi, affiatatissimi e magistralmente diretti da Fabio Ciofini al clavicembalo. Una regia (Graziano Sirci) arguta e attenta ai minimi dettagli, una scenografia che contamina, senza forzature, il reale col virtuale (Cristina Ducci), i costumi accurati di Daniele Gelsi, le coreografie eleganti e goffe (quando serve) di Deborah Filippucci. Ma sarebbe ingiusto omettere il maestro d’armi Andrea Tortora, le parrucche di RP Wigs, la sartoria di Valeria Baslini. Insomma: capita di rado il felice incontro di un insieme di ruoli ricoperti con tanta dedizione e competenza.

Gli interpreti tutti al top: il basso Leonardo Galeazzi, potente, complice e bravo nella recitazione. Il soprano Francesca Bruni (uscita dalle aule del nostro conservatorio cittadino), ha brillato per canto e incanto: all’interpretazione vocale, puntuale e sofisticata, ha fornito il valore aggiunto di una gestualità e una mimica da attrice consumata, con momenti di gradevole interlocuzione col pubblico.

Mauro Bronchi, reduce dal ruolo storico di “brunetta” delle Sorelle Bandiera, è attore di provata efficacia (avendo festeggiato il mezzo secolo di attività teatrale) e interpreta il ruolo della madre senza concessioni al travestitismo ridanciano e sguaiato. Anche Giovanni Tintori, nel ruolo del cameriere  muto e molleggiato, è una spalla che assurge a comprimario quando, complice e felpato, entra in scena con discrezione ed efficacia. Elementare il plot: Larinda, ragazza bellina e squattrinata, adeguatamente istruita dalla madre, si maschera da gran dama per farsi impalmare dal ricco e anziano Vanesio (nomen omen). Il quale si lascia raggirare… ma forse, in definitiva, è meno sciocco di quanto sembri. Pubblico entusiasta e prova superata. L’anteprima del Festival Villa Solomei annuncia un’edizione col botto.

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

PerugiaToday è in caricamento