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Rubrica- Visti per Voi: il “Beckett italiano” mette in scena l'innovativo spettacolo Assassina

Prima dell’evento teatrale un minuto di silenzio: 14 anni fa, il sovrintendente di polizia Emanuele Petri, medaglia d’oro al valor civile, veniva trucidato dalle Brigate rosse

Tuoro sul Trasimeno, serata al Teatro dell’Accademia. Ma, prima dell’evento teatrale, un esponente della comunità torreggiana sale sul palco e chiede un minuto di silenzio: esattamente 14 anni fa, il sovrintendente di polizia Emanuele Petri, medaglia d’oro al valor civile, veniva trucidato dalle Brigate rosse.

Poi, sempre prima dello spettacolo, uno degli attori conduce un divertente corso accelerato di lingua siciliana: lessico, forme verbali, espressioni idiomatiche che costituiscono un valido prerequisito per la comprensione. Iniziativa di certo originale e non priva di senso. Quindi l’affabulazione (“Assassina”), consistente in un testo di Franco Scaldati, il “Beckett italiano”, che racconta la storia di due solitudini. Che si dipanano in una misera abitazione dove s’incontrano due esistenze residuali.

Possono convivere da anni due personaggi, quasi barboni, che dormono nello stesso letto senza conoscersi? Non si sono forse incontrarti in un’altra vita? Sono vivi o sono morti? Forse il topo ha versato nella loro minestra il veleno a lui destinato? Se sono vivi, attraversano l’esistenza come fantasmi, ignorati da tutti, invisibili perfino a se stessi! Sono due, o forse due facce della stessa persona? Vengono dalla luce e dal buio, moderni personaggi della caverna platonica (come lascia intuire la canzone “Dintra a caverna”). Di certo non si sa se esistano veramente.

Enzo Vetrano e Stefano Randisi, l’omino e la vecchietta, trascinano la propria giornata tra un pediluvio e un muto colloquio con un topo e una gallina. In questo intreccio di quotidianità, s’inseriscono i fratelli Enzo e Lorenzo Mancuso (due gocce d’acqua) nel ruolo dei genitori. I quali, da un quadro appeso alle pareti, interloquiscono – con canto e strumenti dal vivo – e commentano in siciliano stretto. Tanto che lo spettatore si è visto consegnare, all’ingresso, una snella plaquette, contenente la traduzione dei testi cantati. Un teatro di innovativa provocazione che il pubblico di Tuoro ha mostrato di gradire.

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