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La Rubrica "Visti per Voi": Due partite al Morlacchi, madri e figlie a confronto

Teatro Morlacchi: in scena “Due Partite”. Madri e figlie a confronto sui temi eterni della condizione femminile e del rapporto di coppia

Sul palcoscenico, quattro donne di due generazioni successive e, solo in narrazione, le figure di altrettanti uomini: i loro compagni. Ma anche significativi accenni ai profili dei padri, dei quali si evidenzia la sconcertante mediocrità.

A scandire le due fasi, una scenografia d’ambientazione (il mobile razionalista svedese), costumi d’antan (abiti, borse) e due riferimenti musicali: “Ma che freddo fa” (Nada) e “Bang bang” (“My baby shot me down” di Sonny and Cher). Per farci tornare a quegli anni Sessanta in cui la donna si emancipava, non senza alludere ad un’uccisione (freudianamente) metaforica, a una vendetta di genere, forse intimamente desiderata. E, si direbbe, meritata!

Eppure il lavoro della Comencini dimostra come, mutate le forme, la donna continui ad essere l’elemento debole della coppia. La più capace di adattamento, e quella con più forza morale, ma comunque destinata a portare il peso dell’insostenibile durezza dell’esistere.

Il tema della maternità s’intreccia con quello di vessazioni e tradimenti borghesi. Tanto che non sai più se la generazione delle figlie, col suo modo apparentemente diverso di essere donne, non ripeta gli stereotipi della condizione precedente, paradossalmente, appesantita. In quanto l’apparente evoluzione e relativa liberazione è solo un inganno in cui, forse, si vuol credere. Per illudersi che qualcosa sia cambiato.

In fondo, quelle quattro bambine che, nella stanza accanto, giocavano “alle signore” sono diventate, a loro volta, donne che continuano a porsi le domande di sempre.Sulla scena giganteggiano Giulia Michelini, Paola Minaccioni, Caterina Guzzanti e Giulia Bevilacqua, ben dirette da Paola Rota. Autrice, regista, attrici, per una pièce di vaglia, interamente declinata al femminile. Per momenti di comicità e divertimento, dinamicamente alternati a resoconti drammatici dell’avventura esistenziale.

Donne di ieri e di oggi, impegnate in un processo di autocoscienza. Perché – dice la De Beauvoir – “Donna non si nasce: lo si diventa”. Ma forse la donna ha un modo tutto particolare di pensare e di tormentarsi. Anche quando si pone alla ricerca della bambina che è stata, quando immaginava la donna che sarebbe stata. E non è un caso che di bambine si senta solo parlare e non se ne veda in giro, e non se ne senta, nemmeno una! Forse perché l’età spensierata dell’infanzia muore troppo presto. Si ride e si riflette. Qualche uomo – tra i pochi che forse hanno compreso la lezione – esce dal teatro a testa bassa.

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