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Letti per Voi - "Cinque passi nel Giallo": la Perugia degli omicidi, della magia nera e del sangue

Un libro, tutto ambientato a Perugia, che ne contiene cinque, codificati dal minimo comun denominatore del genere “noir”. Si chiama “Cinque passi nel Giallo” e ne è autore Santi Parlagreco

Un libro, tutto ambientato a Perugia, che ne contiene cinque, codificati dal minimo comun denominatore del genere “noir”. Si chiama “Cinque passi nel Giallo” e ne è autore Santi Parlagreco: scrittore-editore siciliano, in servizio permanente effettivo nella Vetusta da molti decenni, per aver lavorato nello Studium come ingegnere.

È lui il creatore del commissario Serafino, fumatore incallito, amante di caffè e cornetti appena sfornati, donnaiolo insaziabile e impenitente, frequentatore del Bar Morlacchi e di tutti i buchi della Vetusta in cui ci sia da divertirsi. Ma anche poliziotto irreprensibile, intuitivo, disposto a mettersi in gioco senza compromessi.

Le avventure in cui si immerge punteggiano i luoghi della città d’Euliste. I suoi romanzi polizieschi, editi da Sarapar nella collana “Perugia Mystery”, sono (finora) sette. Merito dell’amico Daniele Corvi – che lo coinvolge attivamente nel suo “Perugia Love Film Festival” con un premio di scrittura per i giovani – è stato quello di aver individuato il fil rouge delle location che lega indissolubilmente i romanzi di Parlagreco ai rioni di Perugia. E, in epoca di rievocazioni, forse era il caso di unire queste storie sotto il segno delle “Porte”. Termine che, generalmente, a Perugia sta per “quartiere”.

“Il bronzo insanguinato” (Porta Sole) è legato agli scavi sotto la cattedrale e al reperimento di un bronzetto di valore. Con omicidi conseguenti. “Magia e orrore al tempio”, connesso al Tempio di San Michele Arcangelo (Porta Sant’Angelo) parla di  nomadi, dediti a lavori sporchi per far soldi. “Estremo malessere” (Porta Eburnea) si collega alla ricerca di un tesoro dentro gli scavi nella terza Sala Cannoniera, invero (ancora) mai svuotata. “Omicidio al Frontone” (Porta San Pietro) prende spunto dall’uccisione per avvelenamento da funghi di una fascinosa top model.

“Sipario rosso” (Porta Santa Susanna) racconta la scomparsa di un’attrice durante le prove al teatro Morlacchi. Superfluo precisare che il commissario Mario Serafino viene regolarmente a capo delle intricate vicende, ma senza trionfalismi, si direbbe quasi “alla Maigret”. Con qualche  riflessione amara sulle debolezze umane e sulla “banalità” del male. Pronto a consolarsi con la prima bella donna che incontra o, se non c’è di meglio, con una collega disponibile. E se Mario Serafino fosse l’alter ego dell’autore?

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