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RIPIANI Un libro eccezionale fra storia, identità territoriale, antropologia

Titolo “De Cul in Aria”, col sottotitolo “Liber-culum-per sae-cula sae-culorum”

RIPIANI. Un libro eccezionale fra storia, identità territoriale, antropologia. S’intitola “De Cul in Aria”, col sottotitolo “Liber-culum-per sae-cula sae-culorum”.

Ne è autore uno stimato scrittore umbertidese, ‘amico stretto’ dell’ingegnere Mario Tosti (siglato con l’esergo eteronimo “Caca-sennus feci-t”) che ha voluto compiere una ricognizione, goliardica ma non tanto, nei territori stercorari d’antan.

Il volume fa il paio con la celebrata opera dell’antropologo Paolo Bartoli sullo sputo, da me presentato insieme alla mai troppo rimpianta etnologa Paola Bianchini [“Non sputare verso il cielo”, l'antropologo Paolo Bartoli e la storia della saliva (perugiatoday.it)].

Un sommarietto annuncia: “Letture in tema w.c. e dintorni”. E propone ai lettori una calda raccomandazione: “Questo libro tratta, con l’intenzione di divertire, argomenti delicati che finora non hanno mai trovato ospitalità nelle biblioteche. È quindi un libro singolare, che richiede un semplice, ma inconsueto, accorgimento da parte dei lettori: leggere a piccole dosi e solo con gli occhi, senza voce”.

La tabula gratulatoria è rivolta a Dante, al Belli, a Giordano Bruno, De Andrè, San Marco Evangelista, Aldo Fabrizi, Maurizio Ferrara, Claudio Spinelli… e, naturalmente, in tema di peruginità, a Sandro Allegrini, Domenico Argine (Diego Mencaroni), Gerardo Gatti e altri innumerevoli scrittori dai quali sono tratte le perle citazionali. Vengono riportati episodi storici famosi come quello del conte della Montagnola e la sua deiezione geometrica al centro della piazza di Umbertide.

Fra gli “an-eddoti” si racconta che in ogni paese c’era una Via Cupa dove i campagnoli erano soliti dare libero sfogo alle proprie fisiologiche deiezioni (con relative istruzioni per evitare spiacevoli “incontri”).

Si tratta poi di “curri-culum e liber-culum”. E quindi una messe di aneddoti e citazioni poetiche, divagazioni storico-geografiche, disegni evocativi.

Un capitolo va dall’Homo olens all’Homo sapiens. Per giungere all’evoluzione della civiltà: dal bosco al washlet. Infine un poscritto, un convincente imprimatur.

Varie grafiche di Antonio Renzini impreziosiscono l’aureo libello. Che si chiude con uno specimen di carta igienica.

In quarta una nota in latino: “Hunc liber-culum legere possunt sive homines docti, sive homines sine cul-tura, sed non cu-culi. Homo doctus idemque facetus, cum aliquo a-culeo scripsit”. Che sta per: “Possono leggere questo libello uomini dotti ed uomini incolti, purché non sciocchi. Scritto da penna esperta e faceta, con qualche frecciatina”.

Quando si dice la cul-tura.

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