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Il Racconto Breve di Ruggero Luzi | Un inutile marito da bar

Di Ruggero Luzi

Devo pensare. La poltrona è il luogo giusto, la birra e il pacchetto di sigarette. Devo capire, anche se non so ancora cosa c’è da capire nelle parole di un’ingrata che ti dice me ne vado  senza aggiungere altro. In casa ci sono rimasto io, il coglione, che ha sacrificato le sue aspirazioni per starle accanto. Sono una persona piena di risorse, lo sanno bene i miei amici del bar. Una volta ho vinto alla schedina e alle macchinette sono sotto di poco, un paio di migliaia di euro, ma conto di rifarmi presto. Devo pensare. Capire perché dopo avermi detto me ne vado non ha sbattuto la porta. Chiunque prende una decisione così importante ha un atteggiamento di stizza, e lei no, non ha sbattuto la porta ma l’ha accompagnata con dolcezza. 

Ha messo fuori la valigia, ha riposto le chiavi sulla mensola, ha detto me ne vado e ha chiuso la porta senza rumore come se uscisse per delle commissioni. Mi ha preso alla sprovvista, avevo anche esagerato con le birre. Il rumore dell’ascensore mi ha fatto riprendere dallo stupore e sono andato alla finestra. L’ho veduta sul marciapiede con la valigia appoggiata in terra come se stesse aspettando qualcuno. Un auto si è fermata, una donna è scesa, ha aperto il portabagagli sistemandoci la valigia. Si sono abbracciate e se ne sono andate. Per il timore di essere visto  non ho avuto il tempo di vedere bene, nemmeno l’auto ho riconosciuto. Di sicuro è la sorella, l’ha chiamata e quella è corsa subito. Non mi ha mai sopportato e così i suoi genitori. Non hanno mai creduto in me  al contrario degli amici del  bar. Sono bravo al pallone e grazie a me hanno vinto il torneo di calcetto. 

Capocannoniere, venti  gol in dieci partite. Ho avuto la coppa personale che sta in camera da letto sopra il mobile vicino alla foto della squadra che tifo. Con gli amici vado allo stadio e anche lì sono molto apprezzato. Ho avuto un piccolo problema che mi fa onore e ha aumentato la considerazione di quelli del bar, mi hanno fermato quarantotto ore in questura. Ho spaccato la testa ad un bullo della squadra avversaria. Avrò un processo, ma sono tranquillo perché il proprietario del bar ha messo un salvadanaio sul bancone per raccogliere i soldi per l’avvocato. Intanto devo dargli un anticipo e lei ha deciso di non aiutarmi, ha un stipendio ma è egoista, non come gli amici del bar che lasciano il resto del caffè nel salvadanaio. Allora l’ho picchiata, non molto, qualche schiaffo e un po’ di sangue dal naso. Del ghiaccio e tutto è passato. Al bar mi considerano un duro e ho il loro rispetto anche se non metterei mai le mani addosso ad un amico. L’amicizia per me è sacra. Non riesco a pensare, ho bisogno di un caffè ma non so usare la macchinetta.

 Non ho mai pensato alla casa. L’affitto e le bollette le paga lei, ma è un dettaglio quando si vive insieme non si bada a queste cose. Ha detto me ne vado senza sbattere la porta perché poi torna. Non era arrabbiata ma semplicemente ha avuto la necessità di uscire. La sorella è venuta a prenderla perché suo padre ha avuto il solito attacco di cuore e sapendo dei miei rapporti con la sua famiglia ha preferito non dirmelo. Ha preso la valigia e starà fuori qualche giorno. Il mal di testa mi toglie la lucidità. Ha detto me ne vado, ha posato le chiavi e ha chiuso la porta senza sbatterla  per evitare che la inseguissi, cogliendomi alla sprovvista,  non dandomi il tempo di riflettere. Se ne è andata senza un preavviso, un me ne andrò. Non ha voluto insospettirmi. Non era sua sorella. Avevo dimenticato che gli hanno tolto la patente per eccesso di velocità. 

Non discutevamo più, anzi era lei a dirmi di andare al bar anche quando decidevo di starmene sul divano a vedere la partita in televisione. Si è trasferita dalla sua amica del cuore. Ore al telefono e la sera prima di partire ho sentito che le diceva che era stanca e non ne poteva più. Ho pensato che parlasse del lavoro e non gli ho dato peso. Quella non l’ho mai sopportata e deve averle fatto il lavaggio del cervello perché lei un uomo non ce l’ha, con quel caratterino che si ritrova chi se la prende. Domani farò un sacrificio, dopo anni di militanza non andrò allo stadio. Vedrò la partita registrata in televisione dopo averle fatto una visita, e non sarà certo di cortesia. La riporterò a casa e l’amica non si metta in mezzo, è una questione tra moglie e marito e so come potrei reagire. La cosa importante è che non devo incontrare nessuno degli amici del bar per non correre il rischio che qualcuno mi dica il risultato finale della partita.

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