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Professionisti bruciati dal troppo lavoro: la diagnosi, le cure e l'analisi del "Burn out" psicologico

Il tema viene affrontato nella trasmissione "Medicina e società" di sabato 08 aprile, condotta da Mario Mariano ed in onda alle ore 22 sulle frequenze di Tef Channel

Una condizione patologica recente scoperta intorno agli anni Settanta, piuttosto frequente, spesso sottovalutata:  il riferimento è per la sindrome del "Burn-out (Bos), che letteralmente significa "scoppio emotivo". Il tema viene affrontato nella trasmissione "Medicina e società" di sabato 08 aprile, condotta da Mario Mariano ed in onda alle ore 22 sulle frequenze di Tef Channel (canale 831 piattaforma Sky e canale 12 digitale terrestre).

Le statistiche sono in continua evoluzione, per via di numerosi studi in corso su questa importante condizione clinica. Molto importante, oltre al colloquio ed alla valutazione clinica, è la MBI (Maslach Burnout Inventory), questionario composto da 22 item che misurano tre dimensioni: esaurimento emozionale, depersonalizzazione e realizzazione personale. L'aspetto medico-legale, l’analisi della sindrome del Burn Out non può prescindere da uno studio accurato dei singoli casi.

La sindrome del burn out si esprime clinicamente con un disturbo dell’adattamento (Da); sono evidenti segnali di esaurimento emozionale, depersonalizzazione, mancanza di realizzazione personale ma anche, ansia, flessione del tono dell'umore, nonché una serie di sintomi clinici che annoverano cefalea, disturbi visivi, disturbi gastrointestinali. Nelle forme di maggiore gravità, si può arrivare ad undisturbo post-traumatico da stress (Dpts). La sanità pubblica svolge continue valutazioni sul benessere organizzativo e sui rischi connessi allo stress professionale. Le categorie professionali maggiormente colpite sono medici, psicologi, infermieri, insegnanti.

Gli "helping professions -spiega il dottor Garinella, psichiatra del Punto Salute Foligno- sono particolarmente esposti a stress lavorativo; in questa categoria di professionisti, il carico emotivo è rilevante". La sindrome del burn out colpisce in egual misura entrambi i sessi. Ad esserne maggiormente colpito, chi è civile celibe o nubile, oppure coloro che hanno una separazione o un divorzio alle spalle. Secondo il dottor Garinella: "la vita professionale è molto importante, ma ugualmente lo è la vita personale. Il lavoro non deve diventare il nostro mondo, non deve assorbirci totalmente. Chi ha una vita sociale attiva o una vita familiare soddisfacente risulterà meno esposto alla sindrome del burn out. Sarà fondamentale, inoltre, esaminare in maniera adeguata il dato di realtà per evitare-come spiega il Garinella- l'entusiasmo idealistico per cui, non leggendo in maniera corretta la reale situazione lavorativa, il professionista corre il rischio di ritenere di essere in grado di centrare qualsiasi obiettivo professionale, sentendosi quasi onnipotente".


La prevenzione nei luoghi di lavoro è il primo grande strumento per contrastare in maniera adeguata la sindrome del burn out : riunioni in azienda, lavoro di squadra, pause adeguate fino ad una corretta distribuzione dei carichi di lavoro utili per tenere lontana la sindrome del burn out, sempre agevolata da aspirazioni ambiziose con risorse non sempre adeguate. Anche il mondo dello sport non può esimersi dall'usare prudenza sul tema: "Tutti gli sportivi possono andare incontro alla sindrome del burn out, soprattutto quando lo sport diventa il centro della propria vita, ed il coinvolgimento emotivo diviene smisurato e poco equilibrato. La mancanza di risultati, un infortunio che porterà l'atleta a ricominciare la preparazione, tutte cause scatenanti il burn out. È importante, però- sottolinea ancora il Dr. Garinella- effettuare una diagnosi differenziale con il drop-out", dove l'atleta perde fiducia nei propri mezzi. In questo caso, l'atleta stesso non sente di poter o voler riuscire”.

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