Dopo 159 anni tutta la verità su don Baldassarre Santi, il sacerdote giustiziato dai Piemontesi

Decima edizione del Processo Storico promosso dal Rotaract Perugia Est. Appuntamento sabato 19 alla sala dei Notari. In "aula" il caso del sacerdote giustiziato con l'accusa di aver ucciso un tamburino dell'esercito il 14 settembre 1860

La Sala dei Notari tornerà ancora una volta ad essere il solenne Tribunale della storia di Perugia. Si rinnova l'appuntamento con il Processo Storico, alla decima edizione. 

Il Processo Storico, ideato dall'avvocato Mattia Masotti e promosso dal Rotaract Perugia Est del presidente Nicola Valigi, indagherà un caso del passato più recente relativo all’ingresso delle truppe Piemontesi a Perugia, datato 14 settembre 1860.

Durante l'assalto della città, il capo tamburino fu ucciso e un religioso fu dichiarato colpevole senza un vero e proprio processo. All’indomani dell’ingresso, le mura della Rocca Paolina furono teatro della fucilazione del prete: don Baldassarre Santi. Perché tanta fretta? Perché un’esecuzione così esemplare? C’è davvero qualcuno che ha visto l’accaduto?

Dopo 159 anni dalla pubblica esecuzione, questi interrogativi troveranno una risposta e don Baldassarre Santi avrà il suo processo. Sabato 19 gennaio, alle 16,  si aprirà il processo che si concluderà con la sentenza emessa dal pubblico. Come ogni anno saranno le due biglie a decretare la sorte del nostro imputato: innocente o colpevole?

Il collegio giudicante, composto da Nicla Flavia Restivo, magistrato di Sorveglianza di Spoleto, David Brunelli, ordinario di Diritto Penale all’Università di Perugia e da Daniele Cenci, magistrato consigliere della Suprema Corte di Cassazione, emetterà la propria sentenza. La pubblica accusa è affidata a Sergio Sottani, procuratore generale presso la Corte di Appello di Ancona. A difendere l’imputato sarà, invece,  Franco Libori, presidente della Camera Penale di Perugia. Garante del processo il notaio Luigi Sconocchia Silvestri. Testimoni dell’accaduto: Giacomo Brozzi, Matilde Fiore, Lorenzo Crescentini e Attilio Caracciolo.

Il ricavato dell'iniziativa, accreditata dall'Ordine degli avvocati, sarà devoluto alla Caritas Diocesana

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