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Perugia a luci rosse: la storia delle "professioniste dell'amore" dal Medioevo ad oggi

Alla narrazione storica si alternano aneddoti e spigolature, come quella che spiega brillantemente la differenza tra donne di bordello, mantenute, cocottes e peripatetiche. Ma figurano anche testimonianze e immagini d’epoca su prestazioni e tabellari con relative tariffe

Un’opera decisamente dalla parte delle donne, tra storia e affabulazione. Il libro “Perugia a luci rosse”, scritto dal giornalista Sandro Francesco Allegrini, affronta il tema della prostituzione (locale e d’importazione) a Perugia, partendo dal periodo medievale, quando il Comune concedeva ai privati la gabella postriboli, ossia la licenza ad esercitare la professione di ruffiano nella zona a ciò deputata: il quartiere di Malacucina, sito in corrispondenza dell’attuale via Mazzini sino a via Fani. Il volume sarà presentato giovedì 4 maggio alla Sala della Vaccara (ore 17.30) in occasione di Perugia Love Film Festival.

Si analizza la triste condizione delle donne che potevano perfino essere picchiate, dal lenone e dai clienti, “senza spargimento di sangue e frattura di ossa”. Vessate, sfruttate dagli uomini, dal Comune, dalla Chiesa (con l’imposizione di costose registrazioni notarili, con l’ingresso in chiesa solo a pagamento, obbligando queste sventurate a girare con segni di riconoscimento, pena multe salatissime, cospicue razioni di sonore frustate e perfino minacce di “naso truncato”). Queste donne sventurate erano anche sfottute con beffe e sfregi, come il celebre “palio delle prostitute” di cui parla il Bonazzi.

I documenti analizzati, anche attraverso i libri di Ariodante Fabretti, sono gli Statuti del Comune, i contratti notarili, le Riformanze, gli Editti del Capitano del Popolo e dei Governatori pontifici, le Suppliche dei tenutari e dei gentiluomini. Si studiano quindi gli spostamenti della zona a luci rosse in via Volte della Pace e (questa è una novità) successivamente nel distretto di via della Viola e dintorni: zona in cui rimasero sino alla fine degli anni Cinquanta del Novecento.

Il filo della narrazione prosegue dal Medioevo al Cinquecento e si dipana fino all’Ottocento, con l’arrivo delle truppe napoleoniche, che erano solite portarsi al seguito uno stuolo di cortigiane. Non manca una riflessione sui bambini abbandonati (bisci o redi) e assistiti dal Brefotrofio della Misericordia o dal Seminario.

Alla narrazione storica si alternano aneddoti e spigolature, come quella che spiega brillantemente la differenza tra donne di bordello, mantenute, cocottes,  e peripatetiche. Ma figurano anche testimonianze e immagini d’epoca su prestazioni e tabellari con relative tariffe.

Infine la chiusura delle case, con le conseguenze della legge Merlin (1958), la caccia alla straniera di Palazzo Gallenga, la diffusione delle malattie sessualmente trasmissibili, progressivamente dilaganti. Il tutto condito con una serie  di poesie (in tema), in lingua perugina, scritte da autori di ieri e di oggi: Claudio Spinelli, Nello Cicuti, Gian Paolo Migliarini, Bruno Orsini, Walter Pilini, Tosello Silvestri, Gerardo Gatti.

Il libro è impreziosito da disegni originali degli artisti Franco Venanti, Serena Cavallini, Stefano Chiacchella, Giuseppe Riccetti, Angelo Buonumori, Claudio Ferracci. L’opera contiene anche diverse foto sullo stato dei luoghi ai nostri giorni, targhe di prestazioni e tariffari d’epoca. L’autore si è avvalso della consulenza di uomini di legge (magistrati: Fausto Cardella, Sergio Sottani, Giorgio Casoli, e avvocati: Gerardo Gatti, Giampiero Mirabassi), storici (Franco Mezzanotte), scrittori (Marco Rufini), studiosi di statistica (Luigi Tittarelli), esperti patologi (Mario Tomassini), antropologi, sociologi (Roberto Segatori).

Il contenuto, sia di carattere storico che aneddotico, viene proposto in modo spigliato e divertente, adatto ad ogni tipo di lettore. A dispetto del tema, l’opera non contiene un linguaggio sconveniente  e la narrazione è condotta con garbate allusioni, civiltà e rispetto. Tanto che nella narrazione non figura nessun nome di quelle donne che a Perugia, notoriamente, militavano nel novero delle “professioniste dell’amore”.

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