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Presentazione del libro "La corruzione spuzza", tra gli ospiti anche il procuratore Cardella

“Ho netta la sensazione che siano stati proprio gli interventi di Papa Francesco e del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ad accelerare l’iter dell’approvazione della legge che riforma la giustizia"

"Qualcuno tra i giornalisti pensò addirittura che Papa Francesco si fosse sbagliato quando da Scampia lanciò un messaggio contro la corruzione, sostenendo che la corruzione spuzza”. A raccontare l’aneddoto, Raffaele Cantone, presidente Anac e coautore insieme a Francesco Carimpella del libro presentato ieri all’Istituto Serafico di Assisi, con lo stesso titolo della affermazione di Francesco .Il dibattito è ruotato intorno alla “bestemmia più grave che l’uomo possa pronunciare nei confronti dei suoi simili e del sistema”, ha detto Francesco Di Maolo, presidente dell’Isituto Serafico in una sala gremita di gente.

A rilanciare il tema, gli interventi del procuratore della Corte d’Appello di Perugia, Fausto Cardella e del Prefetto Raffaele Canizzaro, moderatore il docente universitario Alessandro Campi. “Ho netta la sensazione che siano stati proprio gli interventi di Papa Francesco e del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ad accelerare l’iter dell’approvazione della legge che riforma la giustizia – ha commentato il magistrato Cardella. “Si tratta di una buona legge, magari migliorabile come tutte le cose al mondo, ma adesso ci sono tutti gli strumenti per arginare il cancro della società moderna, appunto la corruzione, il vero male della società moderna.

Le strategie non possono essere più quelle di un tempo, adesso ciascuno deve fare la propria parte”. Raffaele Cantone ha chiuso con una considerazione forte: “Nel libro si raccontano gli episodi di corruzione che sono stati enfatizzati dai mass – media , riguardanti tutti i settori, specie quelli legati agli appalti nella pubblica amministrazione. Bene: si parla di operazione di vigilanza da parte di organi vari, ma io sostengo che deve essere la parte migliore della pubblica amministrazione a svolgere il ruolo più importante di controllo. Chi comanda - ha concluso- sa bene da dove può arrivare il malaffare, e dunque ha l’obbligo di vigilare e controllare, perché delle due l'una, o è un incapace oppure ha chiuso gli occhi ed è complice”.

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