Premiazione poetica fra le rose a Villa Fidelia con una partecipazione che supera e confini nazionali e si protende verso l’antica Ellade, madre di mito e di poesia

Tema delle liriche, inevitabilmente, il fiore bello e caduco, proposto in mille varianti e in decine di gazebo all’interno della limonaia e nell’immenso giardino. Fra immagine poetica e business

Eleonora e Antonio Salines, Donato Loscalzo, Manuela Mignini, Mimmo Coletti, Maria Rosaria Luzi e Pina Massi Benedetti

Premiazione poetica fra le rose a Villa Fidelia. Un evento sotto il segno di cultura e natura, con una partecipazione che supera i confini nazionali e si protende verso l’antica Ellade, madre di mito e di poesia. Tanto che la vincitrice, Angela Argentino, proviene proprio dall’isola di Lefkada. Tema delle liriche, inevitabilmente, il fiore bello e caduco, proposto in mille varianti e in decine di gazebo all’interno della limonaia e nell’immenso giardino. Fra immagine poetica e business.

La giuria del premio “I giorni delle rose”, edizione numero sei, era composta dal presidente Mimmo Coletti, dalla poetessa Maria Rosaria Luzi, dal filologo e poeta Donato Loscalzo, da Manuela Mignini, col coordinamento di lusso di Ambra Cenci. Premiazione con la presidente del Garden Club Pina Massi Benedetti e col riconfermato sindaco spellano Moreno Landrini. Motivazioni lette da Maria Rosaria Luzi, così belle da entrare quasi “in competizione” coi testi in concorso.

Loscalzo ha proposto una relazione (“Tagore, le rose e l’itinerario della gioia”) quale solo un coltissimo e raffinato cultore, oltre che faber di poesia, poteva imbastire. Tanto da suscitare convinta ammirazione in un uditorio attento e numeroso. Donato Loscalzo si conferma punta di diamante del nostro Studium per qualità di ricerca e grande capacità di divulgazione culturale alta, generosamente esercitata fra i travertini della Vetusta, ma anche in àmbito internazionale.

Mimmo Coletti, giornalista e scrittore, ha brevemente relazionato sulla qualità dei componimenti in concorso, non senza colti riferimenti al tema, attraverso la storia dell’arte e la musica.

Giuseppe Lucca, musicista e poeta, ha musicalmente scandito alla tastiera (perfino con effetto clavicembalo) i momenti dell’evento. Aggiungendo colte considerazioni in àmbito lirico.

Ma evento nell’evento è stata la presenza di Antonio Salines, accompagnato dalla figlia Eleonora, perugina d’adozione. Salines – amico di Perugia, tanto da essere stato fra i protagonisti del Teatro in Piazza di Giuseppe Agozzino, oltre 50 anni fa – è attore teatrale e cinematografico di vasta esperienza e forte vocazione. Direttore artistico del Teatro Belli di Roma, ne regge le sorti con tenacia e competenza. Invitato come lettore, ha fornito un esempio di straordinaria efficacia (ho visto in giro occhi lucidi) nelle poesie premiate. Ha detto a Loscalzo: “Ha letto bene. La poesia non va recitata né interpretata. Va semplicemente letta. Me lo diceva il mio amico e Maestro Vittorio Gassman, quando mi chiese di dare voce a ‘L’infinito’ leopardiano, davanti a duemila persone”.

Ci si domanda come mai lo Stabile – e mi rivolgo al direttore artistico, stimato amico Nino Marino – non colga l’occasione per chiamarlo e inserirne uno spettacolo nel circuito. Antonio ha in produzione uno strepitoso “Aspettando Godot” di Samuel Beckett, con La Pergola di Firenze, per la regia di Maurizio Scaparro. Quale migliore occasione per sollecitarne la presenza e la collaborazione nell’attuale costruenda stagione presso i teatri umbri? Ricordo Antonio al Morlacchi in un impareggiabile “Sei personaggi” che entusiasmò. È uno di quegli attori che sanno fare di tutto: non perdiamo l’occasione di vederlo ancora una volta.

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