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Venerdì, 19 Agosto 2022
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"L'Umbria che spacca", quel gruppo di ragazzi che ha fatto "l'impresa". Aimone Romizi: "Dal basso per fare grandi cose anche in provincia"

Oltre 20mila presenze per l'edizione 2022 del festival musicale, appuntamento clou del Centro Italia. Il direttore artistico: "Quando dormivamo a san Francesco per controllare il palco"

Un festival che si conferma come tra i più importanti del Centro Italia e ormai dallo spirito internazionale, ma ben radicato ancora sul territorio perché non dimentica il luogo di partenza, il centro storico del capoluogo umbro. E così Perugia, con protagonista l’area tra Borgo XX Giugno e corso Vannucci, per un lungo weekend è stata la grande protagonista della nona edizione de “L’Umbria che spacca”.

Circa 20mila presenze, 4 giorni di concerti (30 giugno – 3 luglio) e 4 palchi. Musica dal pomeriggio alla mattina del giorno successivo con 120 artisti coinvolti. Concerti gratuiti, come il gran finale di domenica 3 luglio con Myss Keta che ha fatto ballare tutta una città o i dj set fino a notte nell’ “Unipg Stage”, e anche a pagamento sempre sul grande palco del “main stage” fino a quelli più intimi tra musica e arte nella rinnovata Galleria nazionale dell’Umbria (“Galleria che spacca”) e quelli all’alba nell’Orto botanico medievale dell'Università degli Studi di Perugia (“Garden Stage”).

Un pubblico trasversale, dagli adolescenti ai trentenni fino agli over 50, si sono ritrovati insieme per una rinnovata socialità all’insegna della musica. “L’Umbria che spacca” è infatti tornato, dopo un anno di stop (2020) e un anno realizzato in forma ridotta (2021), più in forma che mai, con una nona edizione che ha tirato la volata ad una decima che già si preannuncia ancora più ricca.

“L’Umbria che spacca continua a spaccare, il risultato è entusiasmante, il festival di quest’anno, così espanso e trasversale, ha dimostrato una volta per tutte che partendo dal basso, anche in provincia, si possono fare grandi cose. La vedo quasi come una piccola rivincita generazionale: si parla sempre dei giovani che non hanno voglia di fare le cose, di unirsi, di impegnarsi per delle idee, di sporcarsi le mani, beh, eccoci, noi ci siamo, lo facciamo perché ci crediamo, perché sappiamo che l’Umbria è più bella se si abbraccia e balla libera sulle note di una canzone suonata a tutto volume” afferma il direttore artistico e presidente dell’associazione Roghers Staff, Aimone Romizi.

"L’edizione 2022 – prosegue Aimone Romizi – era un grande test perché nel 2020 ci siamo fermati, nel 2021 lo abbiamo fatto in forma più piccola nel parco della Villa del colle del cardinale e quest’anno siamo tornati a casa allargandoci con 4 palchi. E’ stato bello anche rivedere una città viva dopo due anni complessi anche per il mondo degli eventi e della musica”.

Superate anche alcune difficoltà iniziali: “E’ stato difficile trovare operatori e tecnici perché molti hanno smesso di fare questi lavori. Ma grazie al legame che abbiamo instaurato con il territorio siamo ripartiti perché chi fa questo mestiere in Umbria ci ha dato una mano, ci ha voluto bene e si è appassionato al progetto. Quindi, se pur con tanti sforzi, siamo riusciti a mettere in piedi un festival nella maniera professionale ed importante che si meritava”.

“Pensando a quanto fatto quest’anno – prosegue – mi sono ricordato quando dovevamo dormire a San Francesco al prato coi sacchi a pelo per controllare il palco, per sostituire la guardia notturna che non potevamo permetterci. L’altra notte, mentre pulivamo il frontone alle 5 del mattino pensavamo che certe volte, unendosi, partendo dal basso, si possono fare cose grandi: grandi come Umbria che spacca. Per questo motivo voglio anche ringraziare pubblicamente i 50 ragazzi e ragazze dello staff che sono in assoluto il valore più alto del festival. Senza di loro non sarebbe stato possibile nulla di quello che abbiamo fatto. Sono la risorsa di questa città e il futuro di questa regione”.

Una nona edizione cresciuta in presenze ma anche dal punto di vista musicale, con concerti dall’alba fino a notte fonda e con il meglio della scena musicale contemporanea locale (una ventina le band e i collettivi musicali umbri che si sono esibiti) e nazionale: ad Ariete e Willie Peyote, che hanno coinvolto i più giovani, ha fatto seguito la serata con Brunori Sas, senza dimenticare poi artisti come Margherita Vicario, Mobrici, Massimo Zamboni, Pierpaolo Capovilla, Erio, Adriano Viterbini, Godblesscomputers.

 “L’Umbria che spacca – commenta la presidente della Regione Umbria Donatella Tesei – pur rivolgendosi principalmente ad un target molto giovane è riuscita ancora una volta a coinvolgere un ampio pubblico, anagraficamente trasversale. Ne sono dimostrazione gli straordinari numeri delle presenze registrate in questa edizione. Un’edizione in cui sono aumentati i palchi e l’offerta degli eventi, dall’alba sino alla notte, nel cuore della città e senza mai però far venire meno la qualità e l’attrattività di ogni appuntamento. Una manifestazione, che il prossimo anno entrerà in doppia cifra, diventata un classico degli eventi perugini ed umbri in generale e che è straordinario volano anche per la promozione del territorio fuori i confini regionali. Come Ente abbiamo contribuito convintamente e siamo felici di aver potuto dare il nostro apporto alla realizzazione di questa preziosa e coinvolgente iniziativa. Agli organizzatori va a un sincero plauso e un ringraziamento per la grande professionalità e voglia di crescere che continuano a dimostrare anno dopo anno”.

“È un onore aver ospitato l'Umbria che spacca – afferma il sindaco di Perugia, Andrea Romizi, sindaco di Perugia - tornata in forma smagliante. Una manifestazione che, con la sua particolare offerta musicale, attira a Perugia un pubblico trasversale e, soprattutto, in costante crescita, con un risultato, quest’anno, straordinario. Segno dell'ottimo lavoro svolto dalla organizzazione, che continua anche a valorizzare luoghi importanti della città, come i giardini del Frontone, il chiostro di Agraria e la Galleria Nazionale dell'Umbria. E’ stato bellissimo vedere riempirsi nuovamente il Borgo Bello con iniziative che hanno creato giornate dall’atmosfera magica. Un festival, quindi, sempre più fresco, vulcanico e capace di attirare presenze da fuori regione con proposte artistiche di grandissimo livello”.

Per Maurizio Oliviero, rettore dell’Università degli studi di Perugia, “le istituzioni devono sempre sostenere tutti i progetti che parlano di cultura, musica e futuro, ed in questo festival possiamo dire che c’è una bella traiettoria di futuro”. “C’è infatti un gruppo di ragazzi – sottolinea il rettore – che ha lavorato molto questi anni credendo in quello che veniva fatto e il risultato ormai è sotto gli occhi di tutti. I giovani hanno voglia di vivere e lo fanno con grande rispetto. Questo è il bel segno che i nostri ragazzi, la nostra città e l’Università si stanno riprendendo la vita, vogliono vivere e divertirsi portando una dimensione di socialità di cui abbiamo bisogno”.

“Una delle migliori edizioni di sempre per la Galleria che spacca” evidenzia anche Marco Pierini, direttore della Galleria nazionale dell’Umbria, che poi aggiunge: “Ospiti straordinari hanno offerto una lettura delle nostre opere insolita, appassionata e sorprendente. Ancora una volta L’Umbria che spacca e la Galleria si sono dimostrate partner eccezionali”.

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