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Al Meliès, dentro PerSo, un film con oltre 400 ore di girato e... ben tre lustri per realizzarlo compiutamente

La presentazione di “Muchos hijos, un mono y un castillo/ Lots of kids, a monkey and a castle” di Gustavo Salmeròn

Oltre 400 ore di girato, ben tre lustri per realizzare quel film. Una fatica titanica, ma diluita in 15 anni e… col convinto supporto della famiglia.

“A mia madre sarebbe certamente piaciuto essere qui a Perugia”. Lo dice l’attore e regista spagnolo Gustavo Salmeròn, ospite al Meliès, per presentare “Muchos hijos, un mono y un castillo/ Lots of kids, a monkey and a castle”, il suo capolavoro (che, probabilmente, anche al Perso, riceverà meritatissimi allori, come è già accaduto altrove).

Salmeròn è un tipetto simpatico, capace di affabulare una platea stipata di giovani entusiasti. In che modo? Raccontando le storie stravaganti di una famiglia strampalata: la sua “vera” famiglia.

Non, dunque, un film di fiction, ma il racconto di “tranches de vie” che hanno carattere di eccezionalità, ma che per lui sono ordinarie.

Sentiamo cosa ha detto, attraverso la voce della traduttrice Francesca Medda.

“Il mio film racconta la storia della Spagna, declinata attraverso quella della mia famiglia”. Difatti c’è il franchismo, la monarchia, la democrazia, la crisi economica che impone di vendere l’amato castello, trasportandone altrove memorie, mobili e ricordi: esiti materiali e immateriali di una vita.

Salmeròn ha studiato teatro, ma conosce anche perfettamente le tecniche di ripresa. Nel film si è limitato a registrare l’accaduto, con attori spontanei quali potevano essere i suoi familiari.

“Il film nasce da un aneddoto raccontatomi oltre 15 anni fa quando, zuccherando un caffè, mia madre vide venir giù un dente: erano i dentini decidui di noi bambini, infilati in quel contenitore”.

Quanto tempo sono durate le riprese? “

Per realizzare il film ci ho messo oltre 15 anni, dei quali due o tre per il montaggio: la mamma non era mai soddisfatta del risultato e mi obbligava a ricominciare daccapo”.

Ha fatto tutto da solo?

“No, mi sono avvalso della consulenza di amici ed esperti in materia”.

C’è da riflettere sul fatto che non s’inventa niente. La tipologia da “cinema verità”, cui appartiene questo film, fu inventata e teorizzata da Cesare Zavattini, padre, con De Sica, Visconti ed altri, del filone del “neorealismo”. Zavattini lo chiamava “pedinamento”, la dimensione del fantastico implicita nel quotidiano, e consisteva nello star dietro a un personaggio vero, fissandone la giornata sulla pellicola. Oggi, con l’elettronica è tutto più facile, ma il metodo non cambia. Tanto più se – come nel caso di Gustavo Salmeròn – si fa “tutto in famiglia”.


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