La Perugia Big Band in prova al Bicini fa il pieno ed entusiasma

Sta ormai diventando una piacevole consuetudine che ha come sede, amichevole e accogliente, il teatro Franco Bicini. Parliamo della “Perugia Big Band” che, nel teatro di Mariella Chiarini, effettua mensilmente una prova aperta al pubblico. Occasione che offre l’opportunità di scoprire cosa si celi dietro l'esecuzione magistrale di un pezzo musicale. Insomma: si può scoprire “di che lacrime grondi e di che sangue” (Machiavelli) un’interpretazione di vaglia. Nel nostro caso, è possibile renderci conto di quale sforzo interpretativo nasconda un’apparentemente “liscia” esecuzione di un brano.

Certo: per musicisti di questo livello è perfino banale pensare a difficoltà di lettura del pentagramma. Ma il punto è modulare, armonizzare, coordinare, in modo che tutto scivoli in maniera naturale. A mettere insieme e suggerire, correggere, elucubrare ci pensa Massimo Morganti, docente di Trombone, Improvvisazione, Armonia, Ear training e Big Band, direttore pro-tempore, in collaborazione e in sostituzione, quando serve, del titolare Nando Roselletti. Massimo, con fare sornione e amichevole, sembra cercare consigli, ma poi impone le proprie scelte, sempre condivise dai colleghi.

I cantanti Silvia Pierucci e David Tassi si alternano sul palco. A sinistra picchia sulla tastiera elettrica con effetto pianoforte Filippo Protani, nipote del padre della drammaturgia perugina Artemio Giovagnoni. Ma sono una ventina i componenti di questo gruppo, legatissimi e complici di tante avventure artistiche e umane.

A un certo punto, l’immancabile Alberto Mommi, sax contralto d’eccellenza, invita il pubblico a porgere domande, avanzare richieste, esporre curiosità. E il pubblico ci sta. Con l’Inviato Cittadino, musicista da strapazzo, ma amante del pentagramma, a sfottere amichevolmente i musicisti più spiritosi.

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Insomma: una volta al mese, a ingresso libero, si va al Bicini e si assiste al parto plurigemellare dei classici da Big Band. Ogni brano richiede una mezzoretta e prima di mezzanotte si va a casa. Col privilegio, unico ed economico, di aver assistito a una seduta di rara creatività musicale. Ma il fatto è che, intanto, si è sparsa voce e il teatro è pieno di amanti del jazz. A gràtise.

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