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Personaggi - Perugia mette sotto la lente il personaggio dell’umanista perugino Francesco Maturanzio

Dopo la mostra su Sandro Penna, l’Augusta mette sotto la lente il personaggio dell’umanista perugino Francesco Maturanzio. Perugino del contado del rione di Porta Sant’Angelo (Deruta), discende da famiglia che chiede e ottiene, nel 1390, la cittadinanza del Comune di Perugia, dichiarando di esercitare l’Arte di conciatori di panni di lana. Quando la parrocchia di San Fortunato viene ufficialmente registrata, dall’antenato Matteo deriva il cognome Matarazzo che poi Francesco muterà in Maturanzio.

Francesco era quarto di una figliolanza di cinque: Borioso, Angelo che fu letterato, canonico della cattedrale e rettore di San Lorenzo della Rabatta, Matteo e Fiorenzo. La morte improvvisa del fratello Borioso induce Francesco a prendersi cura del nipote Baldino che seguirà lo zio a Vicenza e diverrà apprezzato grammatico. Per migliorare la conoscenza del greco antico, Francesco Maturanzio si recò in Grecia da dove riportò alcuni manoscritti. Uno di essi (Il Perusinus graecus 571) contiene la trilogia bizantina di Eschilo (Prometeo, Sette a Tebe, Persiani) e alcune commedie di Aristofane, in copia dall’atelier di Michele Apostolio e con scolii (note) del grammatico bizantino Johannes Tzetzes.

Lo sa bene l’Inviato Cittadino che proprio su esso ebbe a cimentarsi (e con lui l’amica Gabriela Sabatini) per la propria tesi di laurea in Filologia Classica, sotto la guida dell’insigne grecista Aristide Colonna. Nel 1498, tornato nella città del Grifo, sposa una nobile perugina, Semidea, figlia di Averardo Montesperelli. Varie vicissitudini familiari e dissipazioni (altrui), inducono Francesco a rinunciare all’eredità ormai compromessa. Dovrà lavorare e costruirsi una reputazione di prestigio culturale e, conseguentemente, realizzare una posizione economica, specie con l’insegnamento della retorica.
Ma anche con incarichi politici di vaglia.

Maturanzio è letterato e storico, tanto che racconta – da cronachista – eventi notevoli e delinea eminenti figure a lui contemporanee. Spigolatura curiosa: era specialista nelle orazioni “laudatio in funere”, elogiando personaggi scomparsi e apprezzati dalla civitas perusina. Le sue spoglie riposano nella locale Chiesa di Sant’Agostino, dove fu sepolto con pubblici onori. All’Archivio dello Studium perusinum è conservato un suo manoscritto autografo.

Le lettere sono contenute nel manoscritto Vaticano latino 5890, dal quale è stato copiato quello conservato presso la Biblioteca Augusta e in mostra per l’occasione. In esposizione anche un interessante albero genealogico, utile a far luce su una famiglia tanto importante e numerosa. Apprezzabile anche il ritratto eseguito da Giuseppe Scacioppa. Da non perdere. Perugia reagirà, ancora una volta, girandosi dall’altra parte?

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