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PerSo Film Festival: il racconto dei gilet gialli, un documentario sulla Francia che si ribella

“J’veux du soleil” (A place in the sun- Un posto al sole) di Gilles Perret e François Ruffin apre il festival su temi di carattere politico e civile

Prende i giri la kermesse “Perso” con il racconto dei gilet gialli, un documentario sulla Francia che si ribella.

“J’veux du soleil” (A place in the sun- Un posto al sole) di Gilles Perret e François Ruffin apre il festival su temi di carattere politico e civile. In sala, al Meliès di via della Viola, il film maker Gilles Perret dà conto dell’itinerario di realizzazione. L’abbrivio è la battuta: “Ho cambiato le pastiglie dei freni e il liquido di raffreddamento. 350 euro. Andiamo”.

Il regista è reduce dal successo di “Merci, Patron!”, premio Cesar 2017, e ci riprova con questo nuovo reportage sulla situazione civile e sociale del Paese transalpino.

Dal novembre 2018 la protesta, anche in modo violento, agita le strade e le piazze della Francia. Il documentario penetra le ragioni della rabbia che assume i connotati di una sofferta rivolta contro lo sfruttamento del lavoro interinale, contro la prosopopea e le ambiguità di Macron: il grido e i cartelli ribadiscono lo slogan “Macron, dimission!”.

Tante storie s’intersecano e fanno capire come la comunicazione abbia cavalcato la criminalizzazione di comportamenti sopra le righe, ma non immotivati.

Il road movie vede il regista sempre in campo, intervistare, recarsi in luoghi aperti e in appartamenti, chiedere conto dei motivi e della dimensione del disagio, interpretare e offrire spaccati eloquenti. Poche parole di commento, solo fatti.

Se ne esce colpiti e amareggiati. Per completezza e onestà d’informazione, l’Inviato Cittadino avrebbe visto volentieri anche il racconto delle violenze di piazza, delle vetrine frantumate e dei negozi saccheggiati, delle auto incendiate. Si direbbe, motivatamente, che il film è decisamente di parte. Di una parte. Certamente di quella più debole e sfruttata. Perciò non mi sento di criticarlo. Tanto più se ripenso alla frase di una lancinante attualità: “L’inferno di tanti è il paradiso di pochi”. Da scrivere a lettere di bronzo sulle facciate dei palazzi del Potere. Globalizzazione: nome attuale dello sfruttamento. Viva, dunque, il film politico. Anche se, appunto, di parte.

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