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PerSo, la serata allo Zenith ha proposto il film della regista belga Christina Vandekerkhove

La questione ruota intorno al diritto alla casa. Il film tratta di povertà, emarginazione, solitudine

Il tema del PerSo 2017 era la guerra. Quello di quest’anno è riconducibile al quesito: “Chi siamo, come viviamo, quali sono i nostri diritti”. La serata allo Zenith ha proposto il film della regista belga Christina Vandekerkhove, assente giustificata. Infatti, impossibilitata a venire a Perugia, ha inviato un toccante e accurato videomessaggio nel quale ha fatto il punto sul tema trattato il quell’ora e mezza di docufilm. “Il lavoro – dice – ha richiesto ben tre anni di ricerca ed è stato girato in soli 24 giorni”.

La questione ruota intorno al diritto alla casa. Il film tratta di povertà, emarginazione, solitudine. Protagonista un edificio, in predicato di demolizione, e i suoi abitanti. È come se i muri parlassero per raccontare quelle storie. La tecnica di ripresa è fredda e imparziale: nessun movimento di macchina, l’obiettivo puntato verso l’esterno, quasi alla ricerca della luce nel tunnel della miseria, di un barlume di speranza che non si riesce a intravedere.

Ma non c’è fiducia per quei diseredati, abbandonati al fumo, all’alcool, allo squallore quotidiano della televisione… e ad un emarginante giudizio sociale. Perché, oltre al diritto di avere casa, c’è tanto altro che manca. Perdere la casa vuol dire perdita del luogo e delle relazioni, della dignità di uomini. Perché il brand di Perso recita: “Differente, non indifferente”.

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