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Mercoledì, 26 Gennaio 2022
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Pambieri e Greco trionfano al Mengoni con Nota Stonata di Didider Caron

Una pièce che rinverdisce storie di lager e di crudeltà. Per non dimenticare

Pambieri e Greco trionfano al Mengoni con “Nota Stonata” di Didider Caron. Una pièce che rinverdisce storie di lager e di crudeltà. Per non dimenticare. Per la regia, accorta e sensibile, di Moni Ovadia.

Un vero spettacolo, con veri attori. Quelli che hanno presenza scenica, voce, capacità di immedesimazione.

Si torna, insomma, a un teatro che si conferma “tradizionale” nel senso forte del termine. E non è un caso che a “Nota stonata” sia stata assegnata la palma quale migliore spettacolo al 54.mo Festival di Bogio Verezzi, la prestigiosa rassegna estiva che si tiene dal 1967 e sceglie fior da fiore nella produzione scenica nazionale.

Lo spettacolo ha un esordio quasi comico, con un importuno che assedia un direttore d’orchestra nel suo camerino, chiedendo autografi, scattando foto, elogiandolo al massimo grado.

Il plot vira al tragico quando si scopre che nell’armadio di un passato dell’inquietante direttore Miller (un intenso Carlo Greco) si cela lo scheletro del padre di Dinkel, sedicente commerciante belga, invero figlio di una vittima incolpevole del pregiudizio razziale. Legato a storie di lager, mentalità e comportamento antisemiti. Crudeltà che arriva all’omicidio.

La coppia funziona e soprattutto giganteggia uno splendido Giuseppe Pambieri, che ricordiamo indefesso protagonista di sceneggiati televisivi come “Le sorelle Materassi”, ma poi con Strehler e Zeffirelli, Ronconi, Scaparro e Sepe. Uno che ha attraversato, indenne, mille stagioni, fino al doppiaggio e la rivista. Compresa quella collaborazione, per me indimenticabile, con la moglie Lia Tanzi. E ha ben seminato, con la figlia Micol, attrice di vaglia, vista col padre ne “Il costruttore Solness”.

Al Mengoni abbiamo apprezzato uno spettacolo di quelli che ti commuovono. Ossia ti muovono in sintonia con gli attori. Capaci di grandi prestazioni. Riconciliandoti col detto “Maxime populi in theatro sensus perspicitur”.

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