Palazzo Gallenga, Premio Luigi Castellani: vincitrice la violinista giapponese Sayako Obori

Siamo alla 22.ma edizione del premio che Lavinia Castellani ha voluto intestare al nome del padre Luigi, grande violinista, attivo in Italia e negli Usa

Palazzo Gallenga, Premio Luigi Castellani: vincitrice la violinista giapponese Sayako Obori. Siamo alla 22.ma edizione del premio che Lavinia Castellani ha voluto intestare al nome del padre Luigi, grande violinista, attivo in Italia e negli Usa.

Ma chi è Lavinia Castellani, Lia per gli amici? Una straordinaria animatrice culturale che ha costellato la Vetusta di eventi contrassegnati dal bollino della Postierla, l’Associazione culturale da lei fondata e finanziata. Non a caso, nel 2010, le fu assegnato il Baiocco d’Oro del Comune di Perugia per meriti culturali. E l’affezione al premio è tale che la mitica Lavinia, responsabile della parte economica, dichiara: “Lo tengo in vita col cuore. Finché avrò vita sarà una mia medaglia. Piuttosto che rinunciarci, preferirei non mangiare”.

“Il premio Castellani – dice il violinista Paolo Franceschini, che della premiata è docente e selezionatore – porta bene: tutti quelli che l’hanno ricevuto stanno oggi nei gruppi orchestrali internazionali più prestigiosi”. E ne enumera alcuni. In privati colloqui aggiunge: “Ho conosciuto Sayako Obori in Giappone, come allieva di una mia masterclass. L’ho portata a Perugia per un biennio di specializzazione. Ora torna con me, a suonare come professionista nel suo Paese”.

La premiazione è abbinata a una splendida conversazione del Maestro Stefano Ragni, anche lui docente della violinista. Tema della relazione: “La parola musicale. La lingua italiana e la musica”.

Come sempre accade nelle sue conferenze, Stefano Ragni si rivela coltissimo affabulatore, in grado di coniugare contenuti di vaglia con una rarissima empatia umana. Una  vera “teaching session” che racconta il libro dello scrittore e studioso di neuroscienze Oliver Sachs “Su una gamba sola”. La tesi, che sottende il racconto di una vicenda personale, con carattere di assoluta eccezionalità, è volta a dimostrare l’equivalenza malattia = mancanza di musica. Per cui il ritmo si rivela capace di svegliare percezioni assopite, di indagare universi e disvelare recondite verità, fra lo spirito e la corporeità. Una lectio magistralis che solo a Stefano Ragni è dato di poter proporre, unendo il top della sapienza storica, letteraria, musicale, con una eccezionale simpatia umana.

L’assessore alla Cultura Leonardo Varasano non è voluto mancare all’appuntamento. “Questo premio – dice – dà la misura dell’importanza dell’intervento dei privati. Lavinia riconduce ad unità i valori di cultura e humanitas. È un raro esempio di impegno e dedizione totale ai valori universali della cultura”. Complimenti anche da parte del pro rettore Dianella Gambini.

A seguire, il difficilissimo concerto op. 64 di Mendelssohn, eseguito con maestria e virtuosismo, e assecondato dal brillante accompagnamento al pianoforte del Maestro Stefano Ragni. Quindi la sonata op. 27 n. 4 di Ysaÿe e, come bis, un pezzo della tradizione popolare giapponese.

Applausi convinti da parte di un pubblico particolarmente fortunato per aver potuto assistere a un evento di tale portata, che onora l’Università di Palazzo Gallenga e la città di Perugia

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