Sugli scaffali il nuovo libro di poesia di Nello Cicuti, con la prefazione del cardinale Bassetti e dell’Inviato Cittadino

S’Intitola “… è il vento che parla”, edito da Morlacchi, consta di 54 testi poetici, disseminati in 130 pagine, con disegni di Marco Mariucci, abituale illustratore di fiducia dell’autore

Sugli scaffali il nuovo libro di poesia, in lingua perugina, di Nello Cicuti, prefazionato dal cardinale Bassetti e dall’Inviato Cittadino. S’Intitola “… è il vento che parla”, edito da Morlacchi, consta di 54 testi poetici, disseminati in 130 pagine, con disegni di Marco Mariucci, abituale illustratore di fiducia dell’autore. È un libro di preghiera, intenso e profondo, non semplicemente e ingenuamente devozionale.

Preghiere e spunti evangelici, festività sacre e liturgiche, spaccati di vita di ieri e di oggi, come dono a tutti i perugini da parte di un autore che ci ha regalato una ventina di volumi e altrettante raccolte d’occasione, per una produzione dipanatasi in quasi quarant’anni di assidua fedeltà alla poesia.

Scrive il cardinale: “Davvero belle queste pagine di Nello Cicuti, poeta di lungo corso a cui il dialetto offre una lingua in più”. [Lode mia personale a Bassetti che ha saputo declinare il dialetto perugino nella sua dignità di lingua].

Aggiunge il presidente della CEI: “La poesia coinvolge tutta l’identità di Nello e il dialetto gli offre uno strumento musicale e spirituale per collegare la sua terra – l’Umbria, Perugia – al nostro cielo, quello che sconfina con Assisi, quello che da più di dieci anni ho imparato anch’io a conoscere e amare”.

E ancora: “La sua Preghiera è tutta francescana, perugina, italiana… laus creaturarum… è la lingua dei contadini che Cristo avrebbe amato… non più solo una lingua, ma una ricostruzione d’ambiente con nomi locali, col gioco del ‘ruzz(o)lone’, una memoria locale, uno stile di vita che qui scorre nelle vene…”. Parole bellissime, cardinale. Ti nomino perugino “ad honorem”!

Davanti a questo gigante dell’esegesi poetica in chiave religiosa, l’Inviato Cittadino si limita ad osservare: “Nello dimostra un desiderio costante di andare oltre, di tener saldi gli insegnamenti ricevuti, bambino, dalla madre o dal prete al catechismo. Concetti così profondamente assimilati da ritenerli ispirazione di vita. È il portato di quella civiltà contadina, di un costume che vedeva nei genitori delle nobili figure di sacerdozio familiare. Come non ricordare che, prima di andare a letto, si chiedeva al babbo e alla mamma la “santa benedizione”? E, se non la concedevano… per qualche nostra grossa birbonata, aspettavamo impazienti fino ad ottenerne il perdono. Non si poteva andare a dormire senza essersi riconciliati. Coi genitori e con quel Bravo e Buon Gesù cui si chiedeva di “amarlo sempre più”. Con la fondata certezza che una morte inattesa, in grazia di Dio, potesse essere “il fine”, non “la fine”. È infatti “nn’avé paura”, l’espressione che ritorna nella pagina di Cicuti, a rimuovere timori, nella consapevolezza di poter contare sull’aiuto salvifico del Signore. Che è fedele a chi lo invoca. Niente paura, dunque, ma coraggio di vivere e testimoniare. Perché, senza la preghiera, la morte si sconta vivendo”. Io la vedo così, a parte il bene che voglio a Nello e la stima che gli porto per la sua profonda semplicità, che è valore aggiunto, non limite della persona.

Prendetelo questo libro, amici lettori, e tenetelo sul comodino. Vi sarà utile in ogni momento di sconforto che, purtroppo, capita. Ogni tanto.

Annuncio, peraltro, che sarà a breve sul web un filmato promozionale, girato in piazza IV Novembre dalla factory Morlacchi, realizzato su storyboard dell’Inviato Cittadio, con lettura dell’attore Leandro Corbucci. Guardatelo, non costa niente.

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