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Umbria Jazz, arriva il vecchio che rottama il nuovo: i Kraftwerk conquistano il Santa Giuliana

Una perfomance unica nel suo genere. I pionere dell'elettronica esaltano il pubblico e regalano un concerto indimenticabile

Succede, a volte, che bisogna fare i conti con una frase che per un giornale è fuori da ogni regola divina e terrena: “Non potete riprendere con le telecamere. Le immagini saranno fornite a tempo debito”. Questo è l'unico momento in cui una redazione urla al “complotto”, impazzendo improvvisamente. Parte quella strana voglia di dichiarare “vendetta” e annunciare “guerra giurata all'organizzazione”. Ma quando l'organizzazione in questione è Umbria Jazz. E l'argomento di cui bisogna stilare un'attenta recensione, stroncandoli o meno, è un gruppo musicale, la sensazione è ben diversa e le colpe volano altrove, solitamente verso la band che si deve esibire. La stessa che, a rigor di logica, è gelosa della propria arte. Nervi saldi e sangue freddo.

Ore 21.00. Se qualcuno, dopo aver varcato i controlli all'entrata, ha pensato di boicottare le ragazze, stroncandole con un “non ne ho bisogno”, ha sbagliato. Un errore pagato a caro prezzo. Quello che volevano “donarvi” era uno strumento fondamentale per poter godere della perfezione. I Kraftwerk, pionieri della musica elettronica e sovrani indiscussi del genere musicale in questione, protagonisti del concerto di apertura, sono riusciti per la prima volta, nella storia di questa storica (è il caso di commettere una ripetizione) manifestazione a far indossare al pubblico del Santa Giuliana degli occhiali 3D. Per i puristi potrà sembrare cosa da poca, ma se si vuole analizzare nel profondo, pare proprio che in un'epoca in cui il nuovo rottama il vecchio, i Kraftwerk siano riusciti a dare un colpo di coda rinnovando la propria arte e mettendo da parte supponenti esordienti.

Ed è tutto lì il vecchio perfetto e intoccabile ma anche il nuovo ineguagliabile. E' in quel basso che scandisce il tempo arricchito da un'armonia incomprensibile per i profani ma perfettamente ascoltabile per tutti. Un populismo musicale sano. Vero. Maturo, verrebbe da dire. E forse gli anni di esperienza fanno la differenza. Il nuovo, tanto atteso, sta nel linguaggio visivo. Sta nella perfezione delle immagini proiettate durante il concerto. Un sapore che riesce a ricordare Kandinsky nella impeccabilità scorrettezza delle arti geometriche ma anche Kubrick. Il registra dell'Odissea nello Spazio che regalò all'umanità una ricerca sensata di distopia del sarà. Del forse sarà. La terra. Lo spazio. La dichiarazione di lealtà nei confronti della purezza. Immagini lontane ma basiche così tanto da rendere protagonista solo l'oggetto voluto.

I Kraftwerk sono riusciti a unire le vecchie generazioni alle nuove. Non sono stati di certo degli occhiali 3D a farlo ma la voglia “ulissiana”, dato il lungo il viaggio, di rinnovare la loro musica rendendola attuale. Dopo tanto, e questo è il caso di sottolinearlo, Umbria Jazz si ritrova pura, allontanandosi dai grandi nomi e preferendo l'arte della sperimentazione. Una pratica da tanto tempo, forse troppo, abbandonata. Una pratica che ha dato spazio a grandi nomi. Non sarà musica Jazz, questa volta si tratta di musica elettronica, ma la manifestazione di patron Pagnotta ha svolto la propria funzione atavica: far risuonare il bello abbandonando il conformismo.

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