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da dx gli artisti Antonio Santucci e Arcangela Scalella, Rosmery Ortega, l'assessore Marta Custodi, Claudia Tartocchi, Sonia Giugliarelli, Stefano Chiacchella, Rita Paglioni

da dx gli artisti Antonio Santucci e Arcangela Scalella, Rosmery Ortega, l'assessore Marta Custodi, Claudia Tartocchi, Sonia Giugliarelli, Stefano Chiacchella, Rita Paglioni

Una mostra che va oltre ciò che mostra... a Corciano un' esposizione "insolita", firmata da una coppia di talentuosi artisti

E' stata inaugurata domenica 2 settembre (alla presenza della neo assessore alla cultura di Corciano  Marta Custodi), la mostra a quattro mani di Antonio Santucci e Arcangela Scalella

Una mostra che va oltre ciò che mostra. In atto al BlueBay dell’Albergo La Trinità una esposizione insolita, con carattere di eccezionalità.  La direttrice Rosmery Ortega ha scelto di connotare questo splendido ambiente col valore aggiunto dell’arte e della cultura. E sta riuscendo nell’intento, se è vero che ha finora proposto Monia Romanelli, Romeo Battisti, il fotografo Armando Flores Rodas. E, a far data dal 7 ottobre, ci sarà il Maestro Stefano Chiacchella con “Perugia sotto traccia. Tre donne intorno al cor…”.

Inaugurata domenica 2 settembre (alla presenza della neo assessore alla cultura di Corciano  Marta Custodi), la mostra a quattro mani di Antonio Santucci e Arcangela Scalella, collaudato team di sofisticati pittori che fanno coppia nell’arte e nella vita.
“Oltre il glamour” è il brand della fortunata esposizione che realizza in pieno il concetto di “fascino”, andando bel oltre ciò che si vede: ossia volti, soprattutto femminili, di taglio iperrealistico, ma non fotografico. Infatti i visi effigiati prendono spunto da quelli di personaggi del milieu cinematografico, ma è solo un pretesto, un’opzione di faccia e di facciata.

Pseudo-ritratti di un’umanità che si “ritrae”, che cerca di celare o smentire la propria immagine. Ed è come se la coppia di artisti li inseguisse per coglierne, attraverso gli occhi, l’intima e sfuggente natura. Ritratti luminosi e numinosi, seducenti e “sedicenti”, nati sotto il segno dell’ambiguità. Forme “suggestive”, nel senso che, oltre al molto che dicono, “suggeriscono”.

I dettagli, perfino un po’ ossessivi (ciglia, barba, incarnato di assoluto realismo), denunciano un accurato labor limae, un persuaso tirocinio, una ricerca di perfezione che supera il modello per divenire archetipo, paradigma assoluto. Una intuizione che sta per “intus ire”, penetrare il fantasma dell’apparenza. Insomma: oltre la lealtà della figurazione, a tutti comprensibile, gli artisti realizzano cose nuove, ma soprattutto lo fanno con novità, anche tecniche. Se è vero che lavorano a quattro mani, mescolando gli acrilici (lui) e i pastelli (lei), fino ad ottenere effetti e sfumature inusuali e irrealizzabili col solo acrilico. 

Scalella e Santucci dànno corpo all’ossimoro di Goethe secondo il quale “Non c’è via più sicura per evader dal mondo che l’arte; ma non c’è legame più sicuro con esso che l’arte medesima”. La forza seduttiva di questi due artisti si manifesta nella forma e nel contenuto. Le immagini, eleganti e sensuali, di femmine in intimo, si uniscono mirabilmente con le rose rosse, il filo di perle e i  bicchieri di champagne, resi con una trasparenza del tutto inusuale. Una connotazione che racconta ambienti, situazioni, emozioni e palpiti del cuore. Due pittori, uniti e complici, sinergici e interattivi. Si propongono anche per dipinti su commissione. Un’accortezza: attenti a quei due… potrebbero rubarvi l’anima!

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