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Un grande fotografo perugino racconta la capitale dell'anima alla Galleria Artemisia

Un grande fotografo perugino racconta Roma, capitale dell’anima: immagini che vanno oltre il realismo del vero. Accade alla Galleria Artemisia di Giuseppe Fioroni, in via Alessi. Qui è aperta, fino al 21 ottobre, “Roma, città dell’angelo”, mostra di Giorgio Cutini, sodale di Berengo Gardin e di altri geni dell’obiettivo.

Cutini – che annovera tra le sue medaglie il Premio internazionale delle Arti e della Cultura del Circolo della Stampa di Milano – ha tenuto decine di mostre in contesti qualificati. La sua opera dialoga spesso con la letteratura , come è successo con la pagina di Eugenio De Signoribus. A riprova di come gli steccati tra le arti sappiano di artificioso. Una mostra non descrittiva né narrativa, ma decisamente evocativa. Immagini che richiamano sensazioni e memorie, suggestioni letterarie e musicali. Fotografie che smarginano nell’informale, richiamando più le acqueforti di Vespignani che le foto levigate per turisti distratti.

Così non sai più, con Calderòn, se “la vita è sogno” o se, con Pindaro, “ombra di un sogno è la vita”. Perché nei recessi della coscienza ci sono immagini da recuperare in chiave evocativa. Rimanendo nel dubbio (con Adorno) se l’arte chieda “realtà invisibili” o non, piuttosto, “irrealtà visibili”. Una mostra da visitare più di una volta, così come è necessario interrogarsi ogni giorno sul perché del nostro stare al mondo.

Dopo aver visto la mostra di Cutini, possiamo dire di non sentirci più gli stessi. Le città di Calvino, i cavalieri inesistenti e i visconti dimezzati, ci si propongono, su quegli scatti, sottesi e sovrapposti, alle categorie della leggerezza e della polisemicità. Immagini in cui il paesaggio antropizzato si confonde con quello naturale, in cui non sai più se la presenza umana sia visibile o piuttosto suggerita. Una grande esperienza di ricerca che va oltre le tradizionali categorie dell’immagine. Cutini conferma il suo talento di “disegnatore con la luce”, ma anche col suo opposto. E non sai più se siano il buio o la luce la forza del giorno.

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