Perugia anticipa le celebrazioni del centenario della nascita di Fellini… e brucia tutti sul tempo

Mostra “La pista dei sogni. Federico Fellini tra cinema e circo”

Maria Luisa Martella, Leonardo Varasano, Roberta Migliarini, Fabio Melelli

Perugia anticipa di un anno le celebrazioni del centenario della nascita di Fellini… e brucia tutti sul tempo con una mostra avente carattere di eccezionalità.

L’assessorato di Palazzo Della Penna ha operato in sinergia col Comune di Rimini e con Teche Rai per la documentazione filmata. Curatore il critico e storico del cinema Fabio Melelli, con la complicità del Museo del Giocattolo di Luciano Zeetti, con la collaborazione di Maria Luisa Martella, della dirigente Roberta Migliarini, di Natino Chirico (con le note installazioni e ritratti dedicati a Fellini), del Maestro Giuliano Geleng, pittore e scenografo del regista riminese, della famiglia Colombaioni, celebri circensi e clown, di Giuseppe di Caro con le sue strepitose fotografie.

Un’opera corale che ha dato luogo alla mostra “La pista dei sogni. Federico Fellini tra cinema e circo”.

In esposizione reperti di lusso, come la moto Harley Davidson, il vestito da clown dei Colombaioni, le sfere di Geleng, relative al tema del circo e alle allegorie, materiali rari come il filmato di Fellini che parla dell’Eur, il più metafisico dei quartieri romani, e il provino giocoso a Mario Marenco, personaggio arboriano recentemente scomparso. Insomma: una collana di perle preziosissime e rare che cantano in un atmosfera di rara suggestione. Completa e riassume il tutto un magnifico catalogo, curato da Melelli, impaginato da Jessica Cardaioli, edito da Morlacchi, il cui prezzo ultrapopolare (di soli 10 euro) giustifica il processo per direttissima a chi voglia privarsene.

Come sempre, magistrale l’introduzione di Melelli. Appassionata l’esposizione di Leonardo Varasano che individua i due fulcri della mostra: il sogno e lo stupore. Oniriche le visioni felliniane, tali da coinvolgere lo spettatore in uno stato di fantastica semiveglia. E poi il circo, come luogo intriso di magia e tale da generare stupore, coi clown Augusto o Bianco, fra trasgressione e regola, in una archetipica dimensione di gioco o di dolorosa riflessione sull’avventura esistenziale.

La mostra è aperta fino all’8 settembre. Ed è la più “felliniana” che si potesse concepire.

Dai pupazzi animati di Zeetti, inquietanti con la loro imperturbabile fissità, ai reperti dei film: tutto concorre ad avvolgere lo spettatore in un’atmosfera di magico rapimento. In cui è bello perdersi, per poi ritrovarsi. Forse.

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