È aperta fino al 31 maggio, a Milano, “Eremo Eretico” di Giuliano Giuman

Giuman è riuscito a crearsi non solo una personalissima sintassi, ma si mostra costantemente in grado di elaborare nuovi, fantastici alfabeti

È aperta fino al 31 maggio, in quel di Milano, “Eremo Eretico”, l’ultima straordinaria mostra personale di Giuliano Giuman, a cura di Davide Silvioli.

Ma dove sta l’eresia del titolo? E dove la pulsione anacoretica? Certamente nell’assoluta libertà di ricerca che da sempre connota il percorso creativo di Giuman, artista e persona che conosco e stimo da una vita. Uno che non s’intruppa, che rischia e ci mette sempre del suo.

Conosco la sua naturale inclinazione alla divergenza, intesa non come banale anticonformismo di facciata, ma come “religiosità laica di libero pensatore”. Giuman non si contenta dell’acquisito ed è alla continua ricerca di esperienze: perché ritiene sempre più importante il percorso che il traguardo. Un traguardo che è spesso una sorpresa. Per lui stesso, non meno che per il pubblico. E gli piace percorrere, in solitudine, strade nuove e inusitate.

Giuman è riuscito a crearsi non solo una personalissima sintassi, ma si mostra costantemente in grado di elaborare nuovi, fantastici alfabeti. In termini di materiali e creatività. Ne abbiamo visto, e raccontato, la recente mostra a Torgiano. Si poteva pensare che fosse quello l’ultimo confine del viaggio. Eccolo, invece, tornare nel capoluogo lombardo “a miracol mostrare”. È un ritorno, certamente: come non ricordare i suoi trascorsi di docente a Brera? Ma, anche fra i travertini della Vetusta, Giuman si è mostrato capace di innovazione, come nel periodo in cui resse – in veste di direttore – le sorti dell’Accademia di Belle Arti, portando una ventata, anzi una tempesta, di innovazione corrispondente alle proprie istanze di “maturo giovanile”. Istanze e pulsioni non meno vigorose e ardite di quelle degli studenti, che hanno dalla loro il vantaggio dell’età.

Dopo le tele, dopo il vetro a gran fuoco, dopo la tela coniugata col vetro, ci si chiede: cosa mai sarà capace di inventare questo artista vulcanico e irriverente… prima di tutto verso se stesso? Quel che farà, nel futuro prossimo e remoto, non è dato sapere. Probabilmente non lo sa nemmeno lui. Ma una cosa, per certo, io so: Giuliano non sarà mai uguale a se stesso.

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