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Perugia, “Giochi da museo”: una mostra così non s’era mai vista

Oltre diecimila visitatori in pochi mesi al Manu: un successo che va ben al di là delle più rosee aspettative

“Giochi da museo”: una mostra così non s’era mai vista. Anche perché, una volta tanto, non si è trattato di un’esposizione che aveva come target gli specialisti, ma si rivolgeva a un’audience generalista. E, in particolare, a un pubblico di bambini e ragazzi delle scuole: per i quali si deve parlare di alfabetizzazione socio-storica. E si sa che le cose viste dal vero si caricano del valore aggiunto dell’esperienza e della suggestione che, insieme, vanno ben oltre l’immagine o il testo, seppur ben fatto, di un libro.

L’impatto è stato così forte da aver indotto anche i bambini più piccoli a realizzare disegni efficaci come quello in pagina. Intanto, c’è da rilevare la straordinarietà dei numeri: oltre diecimila visitatori in pochi mesi al Manu. Ossia, il 25% in più rispetto ai dati dello scorso anno nello stesso periodo. Un successo che, dunque, va ben al di là delle più rosee aspettative. Tra i visitatori, non soltanto bambini delle scuole dell’infanzia e studenti di istituti di ogni ordine e grado, ma anche numerose famiglie.

L’esposizione di oggetti di divertimento non si è limitata a quelli dell’antichità (a far capo dal VII sec. a. C., ricevuti in prestito anche da altre istituzioni museali nazionali), ma si è estesa a quelli realizzati dai primi anni Cinquanta del secolo scorso agli inizi dei Settanta. Questi ultimi sono stati scelti dalla collezione di Luciano e Giulia Zeetti (Museo del Giocattolo). L’operazione ha consentito di confrontare modi diversi di trascorrere l’infanzia e il tempo libero in epoche differenti. 

Così, reperti antichi (bambole in osso o in terracotta, specchi, argille, ceramiche finemente decorate, cammei, pedine in vetro o in pietra, palline in terracotta, dadi e astragali), sono stati posti accanto, e in una sorta di dialogo ideale, a oggetti d’oggi o di ieri: trottole rudimentali in latta, sonagli riempiti di sassolini, trillini, trenini sbuffanti, automobiline a batteria o elettriche, rudimentali piccoli robot. Insomma: una cavalcata diacronica che ha percorso secoli di storia. Lode alla direttrice Luana Cenciaioli che ha sottolineato l’importanza e l’utilità di considerare in modo più approfondito il momento ludico dal punto di vista sociale e culturale. Perché “giocare” è un modo di stare al mondo con gioia: oggi, non meno di ieri.

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