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A Perugia l'anteprima nazionale di "In arte Nino": l'omaggio al grande Manfredi (e all'Umbria)

Accanto a un grande Elio Germano è protagonista l’Umbria, con numerose location (Terni, la biblioteca di AST, trasformata in Aula Magna, Narni, Amelia, Avigliano, Carsulae), legate anche a una tournée umbra che vide Nino impegnato agli esordi della carriera

Perugia Love Film Festival, anteprima nazionale del film “In arte Nino”: biopic del grande attore Nino (all’anagrafe “Saturnino”) Manfredi, per la regia del figlio Luca. Accanto a un grande Elio Germano è protagonista l’Umbria, con numerose location (Terni, la biblioteca di AST, trasformata in Aula Magna, Narni, Amelia, Avigliano, Carsulae), legate anche a una tournée umbra che vide Nino impegnato agli esordi della carriera.

Una Sala dei Notari gremita all’inverosimile accoglie Germano, il produttore, lo sceneggiatore. Ma soprattutto la famiglia Manfredi che ha radici profonde nella Vetusta. La moglie Erminia è infatti una Ferrari, la famiglia che gestì l’omonimo bar di corso Vannucci, punto di riferimento storico del “vitellonismo” perugino, citato in saggi e libri di storia che raccontano vezzi e vizi della città del Grifo. 

Il film è destinato a sicuro successo, sia per la caratura di tutti gli interpreti, sia per la competenza e l’amore coi quali è stato realizzato: una produzione targata Rai e che si avvale dei migliori professionisti sul mercato. Senza contare che il direttore artistico Daniele Corvi, per il suo fiuto nella scelta delle proposte,  è ormai considerato, in ambiente artistico, un sicuro portafortuna: si pensi, tanto per fare un solo esempio, all’intuizione circa “Perfetti sconosciuti” dell’anno scorso.

Premi (l’identitario e ormai classico Grifone) per tutti, distribuiti da mani “complici” di sponsor e amici, tra i quali piace ricordare l’avvocatessa Eva Scoccia, la dottoressa Manuela Santicchi, l’onorevole Adriana Galgano.

Il film ripercorre la vicenda umana e artistica di Nino Manfredi, a far capo dal 1939 (la malattia polmonare, gli studi a singhiozzo, la formazione in Accademia d’Arte drammatica, il periodo della fame) fino al boom televisivo del 1959, a “Canzonissima”, con Paolo Panelli e Delia Scala. La signora Erminia si è rivista nei lineamenti di Miriam Leone e non ha trattenuto la commozione. Sentimento diffuso in tutta la sala, che ha incondizionatamente approvato l’operazione artistica e culturale del film. In particolare ha colpito l’interpretazione di Elio Germano: così diverso, eppure così simile.

L’operazione di mimesi di un attore intelligente e sensibile deve essere passata per una fase di preparazione accurata e affettuosa, cui hanno di certo collaborato, in primis, i familiari. Erano presenti ben quattro generazioni della famiglia Manfredi: tutti, alla fine, a scattarsi un sorridente selfie nella più bella sala istituzionale della città. Una serata che rimarrà impressa nella mente e nei cuori degli spettatori che hanno riempito ogni minimo spazio disponibile.

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