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RIPIANI. Sugli scaffali l’ultimo libro della poetessa Maria Luisa Ranieri, dal titolo “Mesamianno”

L’occasione è quella di recuperare parole ed espressioni desuete, tanto che la sezione più corposa s’intitola “Vocaboli perugini da non perdere”

RIPIANI. Sugli scaffali l’ultimo libro della poetessa Maria Luisa Ranieri, dal titolo “Mesamianno” (Morlacchi editore). Con in bandella una nota dell’Inviato Cittadino.

L’espressione significa “non vedo l’ora di” e deriva da “me sa mill’anni che…”, ossia “è tanto tempo che…”. L’occasione è quella di recuperare parole ed espressioni desuete, tanto che la sezione più corposa s’intitola “Vocaboli perugini da non perdere”. Segue un elenco di parole alfabeticamente ordinate (agluppà, arancà, barutlo, bindlo, bregno, capucertla, duèlle, murigge, pescolla, raicone, scuffia, tamanto…) ciascuna delle quali offre il destro per una poesia.

La silloge include anche testi da me pubblicati nelle antologie dell’Accademia del Dónca.

Maria Luisa è nata a Barga (nome che compare in una poesia di Giovanni Pascoli) ma è umbra e perugina di persuasa adozione da oltre sette decenni. Il suo contatto col dialetto è avvenuto attraverso l’insegnamento, esercitato in varie scuole di paesini con alunni parlanti solo l’idioma locale. Da lì il suo avvicinamento alla lingua perugina compiutamente posseduta, specie nella variante torgianese.

Maria Luisa ha cominciato a pubblicare con “Dialettando” per poi editare fiabe, filastrocche, poesie “tascabili” e un romanzo: “La vera storia della povera Giulia”.

Maria Luisa Ranieri propone un recupero linguistico (antropologico e identitario)  di persuasa peruginità: azione meritoria, degna di chi ha contezza delle radici colte della nostra lingua locale. Così ci presenta “murigge” (che discende da “meridies”), “tamanto” (che viene da “tam tantus”), “pescolla” (che richiama “pes cum olla”, ossia piede che entra in un contenitore) e tanti altri lacerti di consapevole latinità.

Ma quello che più amo, di questa civilissima donna e poetessa sensibile, è il racconto della sua vita umana e professionale. Il ritratto del filosofo nonviolento Aldo Capitini è veridico e inusuale. Così come Maria Luisa ha fatto bene a recuperare da precedenti raccolte poesie come “Recita di Natale” o “L magone”, legate alla propria esperienza di maestra.

Che, secondo l’etimo di MAGISTER è “magis ter”, ossia “tre volte più grande”. Non solo dei suoi scolari, ma anche di tutti noi.

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