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Le pillole di storia perugina di un'amante della città: dalla scoperta dei Volumni alle tradizioni culinarie

Tra i meriti della Notte bianca della cultura, realizzata al Borgo Bello, figura quello, ineccepibile, di una presentazione di gran classe: le “Pillole di storia perugina” di Emanuela Casinini

Tra i meriti della Notte bianca della cultura, realizzata al Borgo Bello, figura quello, ineccepibile, di una presentazione libraria di gran classe: le “Pillole di storia perugina” di Emanuela Casinini. Figura di intellettuale blasonata, autrice di altri libri su la “maschia Peroscia” e militante del Museo archeologico nazionale dell’Umbria, a un tiro di schioppo dal luogo della presentazione. Evento in cui ha avuto come spalla, amichevole e complice, l’archeologa Luana Cenciaioli, indiscussa vestale del mondo etrusco, dall’Ipogeo alla direzione dei musei di Perugia e Spoleto. Oltre – si capisce – all’editore Francesco Tozzuolo, che ha inserito il volume nella sua collana perugina. Una sala strapiena ha fornito concretamente la misura dell’interesse suscitato dall’opera.

Il volume presenta spigolature di storia e di cultura in forma arguta e lieve, ma adeguatamente corroborata da un robusto background di studi e conoscenze. Il tutto “affabulato” in un racconto così letterario da sembrare inventato e così rigoroso da essere meritatamente ascritto a un livello di produzione scientifica onesta.

Possiamo così rivivere, come in un romanzo, la scoperta dei Volumni o le riflessioni sul Grifo, i giochi e le torture. Facendo conoscenza con quel birbone di Winterio da Magonza e i suoi maneggi sul Santo Anello, Malacucina e le campane della Grifagna, le barriere cittadine e il mitico daziere Fiorin di Fava (quello che, in zona Pesa, alla dichiarazione del villano che dice di portare “mezzo majale”, chiede “Vivo o morto?”), fino alla moria di papi per l’insidiosa acquetta perugina,  con battute esilaranti, da umorismo anglosassone, del tipo “Si sa benissimo che [il veleno] è l’arma preferita dal cosiddetto sesso debole, che poi di debole non si sa cosa abbia”.

Non mancano le “nozze di sangue”, con citazioni poetiche, e la Pala Baglioni, commissionata a Raffaello da Atalanta, madre di Grifonetto, raccolto, morente, sulle scalette di Sant’Ercolano.

Immancabile una storia della Rocca Paolina o dei tre oratori sovrapposti della chiesa del Gesù, l’enorme tela del Vassillacchi o l’affresco rivelatore di San Domenico.

Fino alle preparazioni gastronomiche perugine: dalla torta di Pasqua, alla ciaramicola, al torcolo di San Costanzo. Insomma: un libro che ci aiuta a conoscere, divertendo. In ossequio all’antico detto “ludendo discitur”. Siamo consapevoli del fatto che saper fondere cultura e divertimento è dote assai rara: che riconosciamo volentieri all’autrice.

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