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INVIATO CITTADINO Il libro di un autore perugino, malato di Parkinson, ci insegna ad amare la vita

Sugli scaffali un libro perugino che correrà per le strade del mondo. Al contrario del suo autore, che ormai può correre solo con l’immaginazione. S’intitola “La giostra” di Marco Catarinelli e ci insegna che la scrittura, usata  come terapia, può aiutarci a riflettere su noi stessi. La copertina è stata realizzata da Giuseppe Fioroni, un pittore della città del Grifo che riesce a fondere fantasia e figurazione, mescolando la realtà e la sua metafora..

In questo volume – che ho avuto il piacere di curare –  Marco racconta, e universalizza, un’esperienza di dolore e malattia, che prova sulla propria pelle, ma che è comune a milioni di individui nel mondo. Certo: ognuno di noi crede che il male tocchi sempre agli altri. Viene, invece, un giorno alla porta di casa ed entra, senza nemmeno bussare. E ci trova impreparati, increduli, impauriti.

Marco ci spiega come possa accadere che un giorno uno si svegli diverso da come si credeva, “altro” da quello che è sempre stato. Tra scetticismo e stupore, stenta a prenderne atto, ma è una sofferta rivolta, inutile e dolorosa, quella che porta alla non accettazione. Tanto meglio “prender armi” e lottare. D’un tratto ci si accorge che le avventure di prima non faranno più parte del nostro bagaglio esperienziale. E che si può essere di peso perfino alle persone più care. E la vita va presa di petto, a ciglio asciutto. Anche se non mancano i momenti di scoramento. Questo libro ci apre un mondo: ci disvela ansie e limitazioni. Ma ci propone anche valori, ricordi, persone: amici (tanti), familiari, conoscenti. Anche se uno, certe volte, si ritrova “solo / nel cuor della terra”, accorgendosi che “… è subito sera”.

Tante le figure che si affollano in queste pagine: i sani e i malati, i sostenitori e i denigratori, chi capisce e chi no. Tra quelli che capiscono, emerge un nuovo amico: Leandro Corbucci, maestro di teatro, che aiuta Marco a percepire la forza e il gusto della parola, che gli batte la mano sulla spalla per incoraggiarlo, che gli insegna l’importanza di cose apparentemente minori, ma che contano. Parecchio. Un libro composito, toccante, prosaico nel suo acre realismo, ma anche capace di slanci lirici altissimi: fatto – come tutti noi siamo – della stessa materia dei sogni. Un libro che ci racconta anche un  “come eravamo”, con la tv a un solo canale, le bolle di sapone fatte in casa, l’Idrolitina e la Seicento verde, a fare gite al Lago, di domenica. Un autentico spaccato antropologico: non solo autobiografia, ma narrazione storica e insegnamento per stare al mondo. Un passato che si coniuga efficacemente col presente e ci proietta verso un futuro, non si sa quanto duraturo. Ma è questa è la legge della vita: inesorabile, che vale per tutti, non solo per Marco.

Si legge, si ride, ci si commuove. Si impara a scorrere queste affabulazioni, passando dalla condizione di “lettore” a quella di “ascoltatore”: questo ci insegna Marco. Un libro che ci porta a una matura condivisione dell’avventura esistenziale. Che, per la letteratura, è un risultato enorme. Prendere consapevolezza, insomma, che siamo tutti a bordo della “giostra” della vita e che non si può scendere sino alla fine della corsa. Qualunque ne sia la durata. Parkinson o meno.

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