LETTI PER VOI - “Gravidanze del cuore” di Francesco Curto, vincitore del premio Gens Vibia

Il lusinghiero primo posto conseguito al Premio “Gens Vibia” conferma la sua voce poetica come una delle più potenti e originali, intrise di passione e di persuasa coerenza

Copertina del libro di poesie di Francesco Curto.

LETTI PER VOI. È uscito “Gravidanze del cuore”, l’ultimo libro del poeta calabrese-perugino Francesco Curto. Di cui continua l’avventura poetica che si dipana ormai da qualche decennio, con una fedeltà a se stessa davvero inusuale. Curto – autore di una quindicina di sillogi poetiche – è tradotto nel nuovo esperanto dell’inglese (è conosciutissimo in università statunitensi) e perfino voltato in turco. Su di lui sono stati scritti saggi in tutto il mondo (aggiungo, incidentalmente, di essere da anni il suo curatore e critico di fiducia).

Il lusinghiero primo posto conseguito al Premio “Gens Vibia” conferma la sua voce poetica come una delle più potenti e originali, intrise di passione e di persuasa coerenza. Un premio – questo Gens Vibia – che non poteva mancare nel suo cursus honorum, perché Curto, che ha attinto dalla natia terra calabra sentimenti e ispirazione, è oggi, più che mai, autenticamente perugino. E, siccome “Caso è il nome di Dio, quando non voleva firmare”, vince il premio che più perugino non si può.

Basti solo pensare a quel Gaio Vibio Treboniano Gallo che, nato diciotto secoli fa  a Monte Vibiano Vecchio,  divenne senatore, generale e poi  imperatore Romano (251-253), elevando  Perugia al rango di Colonia Romana. E non si accontentò di farlo, ma lo fece anche scrivere sulle porte etrusche della città: Arco Etrusco, Porta Marzia e Porta Eburnea. Quasi a limitare la tracotanza di Ottaviano Augusto che vi aveva fatto vergare, a lettere maiuscole rubricate, “Augusta Perusia”, dopo averla messa a ferro e fuoco.

Il premio “Gens Vibia” si pone, dunque, per Curto, come accreditamento forte di identità poetica. Costituisce, per così dire, una significativa decorazione da aggiungere al suo prestigioso medagliere. Venendo al merito di questa raccolta, le composizioni spaziano tra libri recenti, o anche datati, che sembrano uscire ora dal torchio tipografico (ammesso che si possa ancora usare questa bella espressione).

Nelle poesie di Curto s’intercetta un’omogeneità di linguaggio e d’ispirazione che ne fa degli impareggiabili evergreen. Sia che si parli di immigrazione e di lotta politica, di amicizia o d’amore, di fede o di rabbia, di sentimenti e di famiglia. Si dirà che questo può essere dovuto all’universalità dei valori evocati. Certo è che – tra Ungaretti e Quasimodo, Rilke e Hugo, Pasolini, Montale e Saba –  questo di Curto è un inno all’amore eterno e indefettibile. Che ci fa sentire più acuta una mancanza.

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