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Le maschere perugine dal Seicento a oggi, il racconto

Pomeriggio di arte varia all’Artemisia di Via Alessi, fra pittura e scultura, coniugate con musica e affabulazione

Vi racconto le maschere perugine dal Seicento a oggi, in compagnia del gruppo folk La Scartocciata e dell’attore Leandro Corbucci.

Pomeriggio di arte varia all’Artemisia di Via Alessi, fra pittura e scultura, coniugate con musica e affabulazione. Il tutto nel quadro della Prima Selezione Città di Perugia per la XIII Biennale di Roma, evento organizzato dalla pittrice e artista del canto Alessia Cigliano, che ha porto il saluto iniziale.

Sandro Allegrini ha tenuto una seguitissima conversazione su tipi e prototipi, simboli e archetipi del carnevale perugino. A far capo dalla definizione del termine “carnevale”, che precede la Quaresima e il periodo di astensione dalle carni. Non “carnem levare”, dato che il verbo latino sta per “sollevare”, non “togliere”. Caso mai, “carne vale!”, ossia “ciao, carne!”, se non “carmen levare”, ossia “innalzare un canto”, elemento tipico dell’espressività gioiosa accompagnata dal canto.

Poi i detti perugini, le consuetudini alimentari e, a seguire, una carrellata sulle maschere. Ma non solo quelle dell’altroieri: il vilano Bartoccio (Pasquino perugino), la moglie Rosa tutta mbrilloccata, la figlia Suntina da maritare, il vicino Mencarone. Bensì le varie maschere di umanità che si sono succedute negli anni. Ecco, così, Menchino Sbrèna, preso in giro dai giovani del “C’impanzi?”, e poi Santino e Bastiano dell’avvocato archeologo Umberto Calzoni. E, perché no, Brenno Tilli, anarchico e autore di cartigli contro il potere di Chiesa e Stato? Quindi Giuseppe Fioroni, personaggio felliniano, nonché artista ironico e polimorfo. E poi Bossolino e Zzi Pompeo di “Qua e là per l'Umbria”, ipotesi confortata dal giornalista ed ex Regista Rai Gino goti. E perché non includervi il ponteggiano Filippo Timi? E, last but not least, l’architetto Umberto Alunni Breccolenti di Pontevalleceppi, autore di siparietti sui compaesani, su vezzi e vizi della Perugia dei Ponti, quella fuori le mura, atta a proporsi fra sberleffi e puntuta ironia.

Leandro Corbucci ha letto da par suo brani di prosa, battute fulminanti e poesie. A far capo dai sonetti di Giuseppe dell’Uomo, fino al Torelli e Menchino, ad Aladino Volpi, Nello Cicuti, Migliarini, Breccolenti.

Per la parte musicale, ha dato man forte “La Scartocciata”, gruppo con Giuseppe Fioroni e il suo organetto, insieme agli amici Norberto Paolucci (chitarra e voce) e Marcello Ramadori (percussioni).

Paolucci ha cantato “Notturno perugino”, sul quale Allegrini ha svolto una digressione storico artistica. Grande divertimento e brindisi augurale.

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