VISTI PER VOI La valle dell’Eden, maratona al Morlacchi: sette ore di spettacolo

Qualcosa che non si vedeva dai tempi di Ronconi. Una produzione dello Stabile dell’Umbria, insieme a Emilia Romagna Teatro e al Metastasio di Prato. Ci hanno lavorato per un biennio Antonio Latella e Linda Dalisi

La Valle dell' Eden (foto di Brunella Giolivo)

Una maratona speciale, quella che ha proposto al pubblico del Morlacchi “La valle dell’Eden”, di John Steinbeck: nel complesso circa sette ore di spettacolo. Qualcosa che non si vedeva dai tempi di Ronconi.

Una produzione dello Stabile dell’Umbria, insieme a Emilia Romagna Teatro e al Metastasio di Prato. Ci hanno lavorato per un biennio Antonio Latella e Linda Dalisi.

L’operazione si pone in linea di continuità con l’azione, ormai coerente con la politica dello Stabile, di proporre e riproporre classici della letteratura in veste teatrale (Il maestro e Margherita, Le affinità elettive). Discorso coerente con la vasta presenza studentesca e giovanile che risponde con entusiasmo a una volontà non aridamente pedagogica, ma robustamente educativa. Una politica culturale volta a intercettare e fidelizzare il pubblico di domani.

Un’occasione che, peraltro, si lega alla possibilità di rivedere, al Post Mod, il film omonimo di Elia Kazan col mito James Dean.

Torna, dunque, alla collaborazione Antonio Latella che già in passato offrì proposte interessanti e mai banali.

Il lavoro consta di due distinti spettacoli che possono essere visti pure disgiuntamente, godendo di vita autonoma. Anche se mi sento di consigliarne la fruizione sequenziale.

L’epopea americana si lega alla narrazione biblica, perfino nei nomi.

In scena Michele Di Mauro (Samuel Hamilton), Christian La Rosa (Charles Trask, Caleb Trask), Emiliano Masala (Cyrus Trask, Dottore, Sceriffo, Dottor Tilson, Aaron Trask), Candida Nieri (Voce dell'Autore, Faye, Eva), Annibale Pavone (Adam Trask) Massimiliano Speziani (Lee), Elisabetta Valgoi (Cathy/Kate, Abra).

La storia percorre tre generazioni ed è ambientata nell’arco cronologico compreso fra’800 e ’900, nella valle del Salinas, in California. Un Eden non dato, ma da cercare.

Il perno intorno al quale ruota l’azione è l’eterno conflitto fra il bene e il male, la predestinazione umana al male, l’ineluttabilità del destino e il prevalere della negatività. I personaggi di Caino e Abele, fratelli coltelli, si propone nella sua totale drammaticità.

Ma sono problematici i rapporti col padre e con una madre deresponsabilizzata e moralmente degenerata.

Conflitti e scontri si dipanano in un crescendo di silenzi ed esplosioni di rabbia, con una recitazione espressionista di grande intensità. Provocatorie alcune soluzioni, come quella di far costantemente recitare Adam di spalle.

Soluzioni tecniche e tecnologiche d’avanguardia, come quella della fine del secondo spettacolo in cui si assiste al montaggio delle pareti di una casa… con qualche lungaggine spiazzante. O il finale in cui, abbandonando l’affabulazione teatrale, si torna alla lettura del copione, tratto dal testo letterario.

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Provocazioni che Latella continua a proporre con inesausto spirito di ricerca.

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