L’Umbria che Spacca: la musica che colora San Francesco al Prato

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PerugiaToday

Riflettori puntati sulla facciata policroma dell'Oratorio di San Bernardino, nella piazza di San Francesco al Prato. Voci, chitarre, batterie che hanno reso questo posto già di per sé unico, addirittura magico. È questa l'Umbria che Spacca, il festival di musica umbra che ieri ha animato un angolo di Perugia, spesso dimenticato, dal tramonto fino a sera. Otto band si sono alternate sul palco - Lemmings, Bang Blues Company, Ensemble Conservatorio "Francesco Morlacchi", El Terrific, Volvedo, The Soul Sailor & The Fuckers, The Rust And The Fury, Heavy Wood - portando centinaia di giovani e una ventata di buona musica delle migliori band della regione. Un evento gratuito che oggi prosegue con la sua seconda tappa, dalle ore 18.30 infatti si alterneranno altri otto gruppi: Pat Pend, Ensemble Conservatorio "Francesco Morlacchi", Progetto Panico, Majakovich, Wonder Vincent, Top Hat Sisters feat Blue Dean Carcione, CFC, Lil' Cora and the Soulful Gang.

Insomma, l'Umbria "continua a spaccare" anche questa sera grazie ai ragazzi del Roghers Staff, un gruppo di giovani studenti che smuove le masse di coetanei con l'obiettivo di dare vita al centro storico: "Si parla di un evento per il centro storico e per ricordare a tutti quanto è bello San Francesco al Prato" e ancora "L'Umbria che Spacca è un evento fatto da musicisti per musicisti, fatto per rompere le barriere fra città, per unire e far rete nel nome della musica originale, underground e di qualità". L'obiettivo dunque questi ragazzi ce l'hanno chiaro: "Il sorriso e gli abbracci di un popolo musicale che si sbatte per fare le cose", questo è quanto hanno scritto ieri per scongiurare il pericolo pioggia sulla pagina Facebook dell'evento.

Un popolo musicale che, in ricordo di Sergio Piazzoli a cui è dedicato l'evento, crede nel potere di ricreare, un po' come è accaduto in passato, un "villaggio globale" della musica in un'atmosfera fatta di scorci medievali animati dai suoni della modernità.

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