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L'attore, docente e intellettuale che, a cinquant’anni, si fece frate cappuccino

Sugli scaffali il libro di Sandro Allegrini “Fra’ Giacomo Paris: il ‘giullare’ della Pesa. Le metamorfosi di un perugino” (Morlacchi editore)

Quel frego della Pesa, attore, docente, intellettuale che, a cinquant’anni, si fece frate cappuccino.

Sugli scaffali il libro di Sandro Allegrini “Fra’ Giacomo Paris: il ‘giullare’ della Pesa. Le metamorfosi di un perugino” (Morlacchi editore). È, per più di una ragione, il libro di Natale.

Chiediamo all’autore: Perché nasce questo libro. Cosa aspira ad essere e cosa, invece, non vuol essere o non pretende di essere?

“Non una commemorazione, ma un ricordo. È per questo che – d’intesa con le sorelle Giuliana e Maria Ausilia – abbiamo voluto, fin dal titolo, suggerire una chiave di lettura. Questo intende significare “giullare”, termine caro a Roberto Rossellini e a Dario Fo, i quali – fra “Fioretti” e Tommaso da Celano – vollero vedere in Francesco d’Assisi la componente umana, esaltata nella dimensione della quotidianità. Non un santino, per raccontare Giacomo in forma devozionale, insomma, ma il desiderio di ricordare e raccontare una personalità poliedrica e anticonformista, tutta terrena, eppure intrisa di vigorosa spiritualità”.

Cosa ne pensa l’Ordine?

Il padre provinciale Matteo Siro e i confratelli hanno approvato e si sono compiaciuti del lavoro.

Ma chi era veramente Giacomo Paris, da te conosciuto fin da ragazzo?

“Giacomo è stato un freghino ‘terribile’ della Pesa, ma anche tanto altro: attore, intellettuale, docente, educatore, frate e pellegrino. Ciascuna delle testimonianze nel libro è volta a metterne in rilievo una sfaccettatura e tutte insieme queste pennellate intendono contribuire a rappresentarlo nella sua complessità”.

Com’era nella vita di tutti i giorni?

“Giacomo era una persona di immensa bontà, con le sue arrabbiature, il suo carattere deciso e perfino spavaldo. Era legato alla vita e alle relazioni, ma anche, e fortissimamente, alla spiritualità: la portava sul palcoscenico e nei rapporti umani”.

Un perugino verace?

“Era indissolubilmente legato a Perugia e alla peruginità. Che non è il “peruginismo” provinciale e bigotto, quello “vilano” e chiuso, rude ed egoista, ignorante e rozzamente contadino. Ma una peruginità che si riconosce nell’apertura, linguistica e antropologica. Perfino nel parlare, Giacomo, freghino della Pesa, esaltava la purezza della lingua italiana, declinata e proposta in una dizione perfetta, pur non rifuggendo dalle peculiarità della cultura popolare”.

Quali le sue origini?

“Giacomo – per origine e condizione socio-economica – era figlio del popolo dei borghi, degli artigiani e degli operai che bevevano il bicchiere al Gotto o da Argentino. Eppure, questi perugini vantavano quarti di nobiltà, discendendo da quei Raspanti che dettero filo da torcere all’aristocrazia dei Beccherini. E non è certo un caso che Giacomo abbia convintamente operato e collaborato in quello che, con una punta d’orgoglio popolare e popolano, venne chiamato Teatrino dei Raspanti.

Da qui, forse, anche quel tono rotondo e robusto, anche nel parlare. Quella risata divertente e divertita, quello sguardo intriso di furbizia e autoironia”.

Dunque, un libro “per non dimenticare”?

Proprio così. Ci piace ricordare Giacomo, amico e frate/fratello. Con freschezza e disincanto, con affetto sincero e a ciglio asciutto. Dunque, niente che suoni falso o rituale. Credo che Giacomo non lo avrebbe sopportato”.

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