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Viaggio alla scoperta dell'Umbria nascosta: il castello che stregò Pupi Avati

Una mappatura ideale all'insegna di un percorso itinerante "fuori dal comune", per scoprire ciò che si nasconde nelle campagne e colline di Perugia. Itinerari rurali tra antichi ruderi e curiosità

Ci sono strade, quartieri, città, sovraesposti al rumore urbano senza sosta, ma ci  sono anche i luoghi del silenzio, da riscoprire, valorizzare, ricordare. L’Umbria, con la sua storia e la sua cultura millenaria, attraversata da correnti artistico culturali che vi sono succedute incessantemente, ci ricorda che i luoghi del silenzio, nonostante l’oblio del tempo, preservano intatta la loro dignità di documento prezioso da salvaguardare, per ricordare la nostra memoria, viva. Ancora. 

Sulla strada S.Terenziano – Collazzone, nel comune di Gualdo Cattaneo, un’immensa fortificazione secolare, si erge in tutto il suo antico fascino: il castello di 
Speltara. Nonostante il suo pessimo stato di conservazione, fu comunque scelto dal regista  Pupi Avati, per girare, nel 1993, alcune scene del film storico “Magnificat”,  presentato in concorso al 46º Festival di Cannes, e ambientato nella settimana Santa  della Pasqua del 926 dopo Cristo.

Basta fare una visita alla location per capirne l’intrinseco valore ante litteram di una regione mappata in maniera ormai clandestina di tutte le bellezze architettoniche  del passato, che fungono da ricostruzione perfetta di un cammino artistico, storico e  culturale, da ripensare e ri–valutare. 

L’imponente castello di Speltara, le cui prime notizie risalgono alla fine del XIII  sec. quando Speltara era sotto la giurisdizione di S. Terenziano, preserva una pianta  quadrata con unica torre angolare, molto alta, circondato da una massiccia cinta  muraria ancora visibile. Pare che il suo nome risalga alla coltivazione della spelta, pianta della famiglia delle graminacee, simile al grano e in seguito denominata farro (Triticum spelta).

Speltara seguì le vicende storiche di Guado Cattaneo e dei territori limitrofi, diventando alternativamente feudo perugino, avamposto di Braccio Fortebracci e possedimento tuderte.  Il castello, alto e robusto, dalle notevoli dimensioni, racchiude un vasto cortile interno dove si apre la corte, le abitazioni riservate alla servitù e la stalla, nel 1857 il  Castello era abitato da 69 persone in 13 famiglie, in 12 case. Completamente abbandonato dai primi del 900, continua ad evocare sentori di fascino e mistero, nonostante l’abbandono.

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