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INVIATO CITTADINO Quello storico tentativo di riconciliazione tra giovani fascisti e comunisti perugini all’alba del 1947

Interessante conversazione dello storico Leonardo Varasano alla sede dell’Associazione Porta Santa Susanna

RICONCILIAZIONE, Sì. Quello storico tentativo di riconciliazione tra giovani fascisti e comunisti perugini all’alba del 1947. Interessante conversazione dello storico Leonardo Varasano alla sede dell’Associazione Porta Santa Susanna.

Il tema è quello della “pacificazione” del 1° gennaio 1947. Quando dei giovani appartenuti alla Resistenza e altri, facenti parte della Repubblica Sociale, tentarono un ‘impossibile’ quanto auspicabile “embrasson nous”. Come un invito alla riconciliazione, al superamento di dissidi e contrasti che avevano attraversato il Paese durante il Ventennio e dopo.

Perché l’oblio poteva cancellare animosità e spirito di vendetta, sotto il segno di una speranza di rinascita del Paese. Nella condivisione del proposito di ripartire. Avevano combattuto su opposte barricate, ma erano stati amici, compagni di scuola, complici di “vasche” per corso Vannucci.

“Un tentativo di riconciliazione di giovani fra giovani, sotto il segno della condivisione di ideali risorgimentali”, afferma Varasano. “Gioventù sottratta dalla milizia e dalla militanza sotto opposte bandiere, ma animati da un persuaso attaccamento alla Patria, anche se da prospettive diverse e apparentemente inconciliabili”, aggiunge l’assessore alla Cultura del Comune di Perugia.

Dopo l’amnistia Togliatti, occorreva un segno, anche se il PCI di allora ritenne l’episodio marginale e non volle riconoscergli caratura nazionale. “Tanto che a Roma – sottolinea il magistrato Giuseppe Severini – un analogo tentativo finì a cazzotti”.

La stampa locale e nazionale diedero ampio risalto all’episodio, indicandone i segni di un proposito costruttivo.

I due organizzatori, Corrado Sassi (PCI) e Bruno Cagnoli (fascista) erano stati amici e si ritrovarono, coi rispettivi amici, in Piazza Piccinino. Poi, scendendo per via Bontempi e via Erico dal Pozzo, si riunirono al cimitero monumentale. Dopo aver partecipato a una messa (circostanza che aggiunge sacralità all’atto), celebrata dal padre agostiniano Anastasio Angelini. Si riconobbero nel tricolore, nella corona d’alloro in memoria dei caduti, nella stretta di mano leale e generosa (“italiani agli italiani” lo slogan dell’evento). Il 6 gennaio alla Sala dei Notari confermarono la volontà di riconciliazione, ma le gerarchie partitiche ostacolarono tale pacificazione.

Il 25 aprile di quest’anno, i figli dei protagonisti di allora si sono incontrati per reiterare la volontà di pacificazione dei rispettivi genitori. Ma la loro scelta non è stata da tutti condivisa e ha prodotto dissensi e ulteriori lacerazioni.

Corrado Sassi ha raccontato l’episodio in un libro dal titolo “Rose e latrine tra i Cesari. Quel capodanno perduto” (Edimond 1998). Il volume è stato di recente ristampato a cura dell’ISUC, con una lunga prefazione di Walter Biscotti.

Ci si chiede se i tempi per un’operazione del genere siano oggi possibili. A distanza di tre quarti di secolo. Ma l’ideologia e le contrapposizioni sono dure a morire (ne daremo conto in un ritorno giornalistico in cui sentiremo la campana di chi sostiene RICONCILIAZIONE No).

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