INVIATO CITTADINO Il mistero del dolmen e delle ossa scoperte nello scavo archeologico

Mostra aperta al Manu sugli scavi effettuati in Giordania, a Gebel al-Mutawwak, sul tema “La Vita all’origine dell’Urbanizzazione”

foto Giampiero Galardini

Lo scavo archeologico dello Studium perusinum racconta di donne seviziate e uccise anche nella preistoria? Questo sembra documentare, fra l’altro, la mostra aperta al Manu sugli scavi effettuati in Giordania, a Gebel al-Mutawwak, sul tema “La Vita all’origine dell’Urbanizzazione”.

Entriamo “in medias res” chiedendoci cosa sia il Dolmen 317 e in cosa consista l’enigma della sepoltura B25.

Innanzitutto, cos’è un dolmen

Dolmen è un termine di lingua bretone che significa “tavolo di pietra” e in archeologia indica un monumento funerario formato da tre grandi lastre di pietra: due verticali e una di copertura orizzontale a formare una camera di dimensioni variabili.

Cosa si è trovato in particolare

In Giordania, a Gebel al-Mutawwak, sito dell’età del Bronzo indagato dall’Università di Perugia, adiacente al dolmen c’è una caverna ipogea scavata nella roccia e utilizzata per deposizioni secondarie, qui ricollocando in genere le deposizioni avvenute in origine nel dolmen stesso.

C’è però una eccezione alla regola.

L’ eccezione a questa regola è costituita dalla deposizione B25, riprodotta in mostra, della fine del IV millennio.

Vediamo di che si tratta

È la sepoltura di una donna di circa 40 anni, ancora deposta all’interno del dolmen, il cui cranio e le cui ossa lunghe sono state risistemate, in un secondo tempo, nello stesso luogo dove è avvenuta l’originaria deposizione. Accanto ai resti, giacciono strumenti litici di fattura accurata e di notevoli dimensioni, rinvenuti in genere in contesti funerari e cultuali e forse impiegati per la tosatura del vello degli ovini.

Cosa si sa circa questo individuo

L’analisi delle ossa suggerisce che la donna, a differenza degli altri individui rinvenuti nelle caverne, non ha compiuto in vita sforzi fisici elevati.

Doveva dunque appartenere a una classe privilegiata.

La scarsa attività fisica fa infatti pensare che la donna possa aver avuto un qualche ruolo sacerdotale all’interno della società, condizione che ha forse determinato la mancata traslazione dell’inumata nelle caverne ipogee.

Ma c’è dell’altro ad alimentare il mistero: un racconto che si tinge di noir

L’analisi dei resti consente anche di documentare, alla base della calotta cranica, una ferita dai margini netti, triangolare, che penetra attraverso la calotta stessa e che è stata la causa della morte.

Si direbbe un delitto, insomma… o piuttosto un sacrificio rituale

Le modalità della morte sembrano suggerire una uccisione rituale, per stordimento, con un primo colpo non profondo, inflitto sulla sommità della nuca, e un secondo, mortale, a bersaglio prono…

La ricerca, come in un prehistoric thriller, prosegue

Le ricerche archeologiche dell’Università di Perugia continuano e l’enigma della sepoltura B25 potrebbe essere risolto attraverso ulteriori dati e conferme provenienti dagli scavi, così da gettare luce anche sull’abbandono definitivo dell’intero sito, a cui forse può riconnettersi anche questa particolarissima deposizione…

Cosa diciamo, dunque, agli appassionati di archeologia e di mistery?

Che la mostra rimarrà aperta fino al 7 gennaio 2021. Il Direttore della missione, professor Andrea Polcaro, la dottoressa Alessandra Caselli (Università degli Studi di Perugia) e il team di scavo sono a disposizione per visite guidate, prenotando allo 075 5727141. 

(foto Giampiero Galardini)

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