Mercoledì, 16 Giugno 2021
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INVIATO CITTADINO Il Coro di voci bianche e Giovanile Octava Aurea spopola per la Grande Classica al Borgo

Un concerto memorabile che segna il rientro in campo di questo formidabile coro, mirabilmente ‘formato’ da Catharina Scharp, infaticabile didatta, professionale e sensibile educatrice di voci e di cuori

Il Coro di voci bianche e Giovanile ‘Octava Aurea’ spopola per la Grande Classica al Borgo. Un concerto memorabile che segna il rientro in campo (sebbene in mascherina) di questo formidabile coro, mirabilmente ‘formato’ da Catharina Scharp, infaticabile didatta, professionale e sensibile educatrice di voci e di cuori.

Due i direttori che si sono alternati sul podio: Klara Luznik e Mario Cecchetti, unico esemplare di maschio italiano in questa robusta compagine di formatori in gineceo, arricchita dalla sapienza pianistica della brava Mailis Pold, consorte del poeta nursino-perugino Paolo Ottaviani.

L’Associazione Corale di promozione sociale ha nel nome le finalità socio-culturali che la ispirano. Cecchetti in primis, persuaso animatore, con numerosi genitori, e attraverso la convenzione sottoscritta con la Fondazione Federica e Brunello Cucinelli, ha dato corpo e gambe a un’intensa attività artistica.

Un coro che vince, fin dal 2015, una medaglia e un premio al Festival Internazionale “InCanto Mediterraeo” e poi inanella altri successi.

I progetti didattici si dipanano con costanza con “Mettiamoci all’Opera!” per studenti delle primarie e secondarie di primo grado.

E poi lo studio di personaggi, plot, adattamenti delle gradi opere. Esibizioni al Teatro Cucinelli di Solomeo, agli Illuminati di Città di Castello, al Festival delle Nazioni. Insomma: una marcia trionfale.

Nel febbraio 2020 il concerto “Pardon, j’ai pas bien compris” per la Fondazione Perugia Musica Classica. Insomma: un cursus honorum degno di blasonate compagini artistiche. Altro che bambinate!

Bello il programma: pezzi di grande effetto, tra il serio e il giocoso. Ma sempre con una pennellata di grande freschezza e spontaneità. Tinti di ecologia, di civismo, di responsabilità. Preceduti da una lettura, sapiente e discreta, del contenuto. Per non escludere nessuno, come è giusto che sia.

Esaltanti i due pezzi di Franck (“L’Ange gardien” e “Aux petits enfants”). Commovente, per forma e contenuto, il trittico di Antognini. Chiusura alla grande con “Cerf volant” e “Vois sur ton chemin” di Coulais, consacrati dal film “Les Choristes” di Barratier.

A riprova del fatto che ragazzi e bambini sono gli unici a prendere la vita, e l’arte, sul serio. Proponendo approcci e contenuti che anche i grandi dovrebbero recuperare. Sforzandosi, almeno per un istante, di ritornare bambini. Ché farebbe bene un po’ a tutti.

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