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Incontro al cinema Zenith con il regista Marco Tullio Giordana

Perugia incontra, allo Zenith, il regista Marco Tullio Giordana, intervistato dal critico Andrea Fioravanti. L’autore parla di sé, del suo lavoro ma, soprattutto, del film in proiezione “Nome di donna”, con protagonista Cristiana Capotondi. “Il cinema – dice – è una forma di democrazia”. “Volevo fare il pittore – racconta – ma è un lavoro troppo autoreferenziale. Il cineasta si propone e si espone al giudizio immediato della gente attraverso il ‘voto’ dello spettatore-elettore”. Non male, in periodo post elettorale.

“La questione della violenza sulle donne?”, incalza Fioravanti. “Questa insofferenza risale a quando ero bambino: provai rabbia e voglia di menare le mani quando mia sorella maggiore, cui ero legatissimo, venne infastidita da due ‘pappagalli’ in motocicletta”. “Per non parlare di quando mi spiegarono in cosa consisteva lo jus primae noctis che letteralmente  mi scandalizzò”. “La rabbia sale quando le sopraffazioni avvengono nel mondo del lavoro, come nel caso narrato nel film”.

Poi una riflessione intorno alla fiducia negli attori che spesso provengono dal milieu teatrale, più preparati e in grado di fornire un contributo fattivo ai caratteri e alla storia. A Giordana fornisce man forte Elisa Piazzoli, del centro antiviolenza, di Liberamente Donna e consigliera regionale del DIRE, la quale parla del fenomeno del sommerso. Tra il pubblico interviene il noto avvocato perugino Siro Centofanti, specializzato in diritto del lavoro, che rileva certe incongruenze della seconda parte del film: “La rapidità con cui, nel film, si consuma il processo è ben lontana dalla realtà italiana. Nel nostro Paese, purtroppo, le cose non vanno così. Spesso i reati finiscono in prescrizione”.

All’ingresso del cinema,  c’è un presidio di Liberamente Donna, rappresentato dall’avvocatessa Maurita Lombardi e dalla giovanissima ragazza Ilham Sahli, le quali distribuiscono materiale informativo. Non sono femministe esasperate, ma ragazze col sorriso sulle labbra e la persuasione di essere al servizio di una giusta causa.

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