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Il diavolo, la sodomia, i maghi e gli assassini: viaggio nel lato oscuro della storia di Perugia

"Spirito diabolico istigati: maghi e assassine nei processi del Medioevo perugino": questo il titolo dell’incontro tenuto all’Associazione Porta Santa Susanna per la relazione dell’archivista Alberto Maria Sartore

"Spirito diabolico istigati: maghi e assassine nei processi del Medioevo perugino": questo il titolo dell’incontro tenuto all’Associazione Porta Santa Susanna per la relazione dell’archivista Alberto Maria Sartore. Che, con acribia non disgiunta da puntuto umorismo, ha parlato del tema che, nella città del Grifo, si dipana soprattutto dal tardo Medioevo al primo Rinascimento.

Una specie di delirante maccartismo ante litteram e di una verace storia del male s’intercetta tra i fogli sbiaditi dell’Archivio storico del Comune di Perugia. In specie nel Fondo Giudiziario antico (1260-1500), connotato dall’icona di un leone rampante in campo azzurro. Nella Vetusta, la giustizia era amministrata da Podestà e Capitano del Popolo, personalità straniere e itineranti, con avvicendamento semestrale, proprio per evitare complicità e pastette.

Gli atti dànno conto di una civitas perusina litigiosa e violenta e contengono una massa di notizie riguardanti donne e poveri, categorie sociali escluse dalla storiografia ufficiale, se non come soggetti/oggetti di reato. Numerosi i “maleficia” e i casi di istigazione demoniaca. Così si parla di rituali di magia, tra Morleschio e Casa del Diavolo (nomen omen), omicidi premeditati di consorti traditrici e malvage. Ma colpisce soprattutto un caso di “morbus perusinus” (a Perugia si parlava invece di “morbus florentinus”) che, per dirla con gli atti ufficiali, testimonia la poco lodevole, e diffusissima, pratica della sodomia nella città d’Euliste.

Giovani della fazione dei Becherini (la parte nobiliare) rapiscono e si contendono le grazie muliebri di un giovane fascinoso e da molti appetito. Il cui corpo riescono a possedere in forza di un ricatto che mette in pericolo la morte del padre. E lui – non sai più per amore filiale o vocata sottomissione – si adatta alla bisogna. Scatenando gelosie e rivalità fra i drudi.

Dunque trova fondamento storico la tanta poesia erotica declinata al maschile. La maschia Peroscia non disdegnava di esercitarsi (come già nell’antica Roma) in pratiche omoerotiche e trasgressive. Allora… e oggi?

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